Sicurezza
I senegalesi: «Alla nostra festa non inviteremo il sindaco»
Maria Lardara
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PRATO. Al Corteggio storico ha sempre assistito da spettatore, come del resto mercoledì sera. Ma l'ultima edizione gli ha lasciato un ricordo davvero amaro. «Perché, pur riconoscendo la bontà del gesto, il presidente Gestri poteva evitare l'invito se doveva risolversi in una lite tra Comune e Provincia. In tutta questa vicenda, noi della comunità senegalese ci siamo sentiti usati e strumentalizzati sia da destra che da sinistra». Chi parla è Moustapha Diagne, vicepresidente dell'associazione dei senegalesi di Prato. Dispiaciuto per i risvolti che la festa dell'8 settembre ha assunto. Non riesce proprio a darsi pace e a spiegarsi il perché di tanta ostinazione da parte del primo cittadino a non volerli vedere sfilare al corteo. «Quando a maggio organizziamo le feste del Senegal, invitiamo i rappresentanti istituzionali e i cittadini pratesi, in un'ottica di condivisione e accoglienza. Vorrà dire che la prossima volta il sindaco non sarà invitato. Cenni sbaglia poi a dire che la partecipazione al Corteggio non serve all'integrazione: quest'ultima si fa anche con i piccoli gesti». E invece con l'incidente politico dell'8 settembre, secondo Moustapha si è creata una matassa difficile da sbrogliare. «Apprezzo il buon cuore di Gestri, ma poteva mettersi d'accordo con il Comune prima di lanciare l'appello, anziché gettare gli immigrati nella contesa. Non approvo nemmeno la decisione della Provincia di ritirarsi dal corteo: potevano lasciare perdere d'invitarci quando è scoppiato il casino oppure andare fino in fondo e partecipare. Invece in questo modo, ancora una volta, abbiamo dato l'immagine di una città divisa tra italiani e stranieri».
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