Il Tirreno

Prato

«Fuori la politica dal Corteggio storico»

Il sindaco Roberto Cenni
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Il sindaco Roberto Cenni

Cenni: «Sono altri i luoghi dove affrontare la complessità della città»

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 PRATO. Fuori la politica dal Corteggio storico: «Che non è e non sarà mai la sede dove affrontare le difficili questioni legate all'immigrazione». Parola di sindaco Roberto Cenni che ieri, nel suo studio in Comune, è tornato sullo scontro con la Provincia per riaffermare con forza un concetto: «Che la festa di tutti i pratesi non può essere strumentalizzata nè usata come palcoscenico dalla politica».  Ringrazia la città per la partecipazione e spiega ancora: «Nel Corteggio, proprio per il cerimoniale, non c'è spazio nemmeno per le associazioni pratesi. Che si fa si invita il Lions piuttosto che il Rotary? Tutti i cittadini, perché io sono il sindaco di tutti, quei 27mila stranieri residenti e gli altri 160mila, assistono al corteo». Che però non può diventare un ring politico. Quindi di spazi per future aperture, non ce ne sono. Anche su questo punto Cenni è chiaro: «Non è che organizzando meglio e per tempo, l'anno prossimo ci saranno cambiamenti nella composizione del corteo. La mia risposta è no. Ma semplicemente perché la complessità di questa città, la presenza di tanti stranieri, lo sforzo di analizzare comportamenti e necessità delle diverse comunità, alcune delle quali completamente inserite, restano temi da affrontare il luoghi idonei appunto per la loro difficoltà». Disponibile, il sindaco, a organizzare manifestazioni specifiche: «Si vuole fare un corteo o una manifestazione dedicata agli stranieri? Perché no. Si faccia. Ma non per forze deve essere il Corteggio?».  Una "tirata d'orecchie", anche se molto soft, Cenni la dedica anche al suo assessore alla Sicurezza, Aldo Milone che su Facebook ha lancia una provocazione sostenendo che la «Provincia pretendeva la presenza di cinesi mafiosi nel Corteggio storico». «Sono frasi dannose - dice - da qualsiasi parte provengano e che non aiutano il dialogo. Il compito dell'amministrazione è registrare i problemi della città e cercare soluzioni. E noi lo stiamo facendo». Il riferimento è anche all'ordinanza, entrata in vigore ieri, che obbliga gli esercizi di una parte della Chinatown a chiudere a mezzanotte: «Che non vuole essere nulla altro - dice Cenni - che un aiuto a chi abita in quella zona a riuscire a riposare nelle ore dedicate al sonno. Perché - aggiunge - continuo ad essere convinto di una cosa: che la migliore delle integrazioni è quella che punta ad alleggerire i disagi dei cittadini che una così gran massa di immigrati provoca. Solo così si potrà vivere la presenza di stranieri come una cosa che non soffoca». Da affrontare, invece, e in fretta quella che Cenni chiama «il sistema dell'illegalità cinese che molto spesso appare - conclude - molto vicino alle dinamiche della criminalità organizzata». C.O.

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