Il Tirreno

Prato

Cancellata l'industria tintoria

Barbara Burzi
Studenti del Buzzi
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Studenti del Buzzi

La specializzazione tra le vittime eccellenti della riforma Gelmini

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 PRATO. Non bastava la crisi a mettere a dura prova la sopravvivenza degli indirizzi professionali legati al tessile, adesso il Buzzi deve piangere la prima vittima della riforma Gelmini. Da quest'anno l'offerta formativa sarà più povera a causa della riduzione del numero di specializzazioni voluta dal Ministero, che nell'istituto di riferimento dell'industria pratese, ha colpito proprio l'indirizzo d'industria tintoria. Con il rischio che tra 5-6 anni, quando la crisi avrà fatto il suo corso e si comincerà a vedere la ripresa, non ci siano più le figure professionali per soddisfare le richieste di un intero comparto della catena produttiva.  Restano attive le seguenti specializzazioni, a cui si accede dopo un biennio comune: elettronica, meccanica, informatica, industria tessile e chimica industriale. A detta del vicepreside Leonardo Cherubini l'istituto cercherà di mantenere invariata nei contenuti l'offerta formativa andando incontro a tutte le richieste del tessuto industriale tessile pratese. «Un diplomato perito chimico è in grado di affrontare anche l'industria tintoria - spiega Cherubini - i due programmi sono affini, ma la figura del chimico ha un bagaglio di conoscenze più ampio che comprende anche l'analisi tintoria».  Critiche le reazioni degli operatori del settore. «Questo taglio potrebbe danneggiare tutta l'area - commenta Vincenzo Cangioli, vicepresidente dell'Unione industriale pratese con delega ai rapporti di filiera -. Tuttavia, ritengo che la scuola debba seguire le esigenze del mercato». «Il punto è che l'industria tessile ha bisogno di figure che non sono più quelle di una volta - interviene Gabriele Innocenti della filatura Omega - se non c'è da parte di tutti la volontà di migliorare la scuola, anche l'istituto Buzzi, così com'è, rischia di formare figure che non sono più utili al distretto».  Se da una parte il taglio fa discutere, è vero anche che negli ultimi anni la specializzazione in tintoria ha perso appeal tra gli studenti. «Il numero degli iscritti si è ridotto notevolmente - ammette il vicepreside - soprattutto per effetto dei cambiamenti del mercato. Anche in questo gli asiatici sono più furbi di noi, mentre i nostri figli si allontanano sempre di più dal settore, i cinesi stanno formando periti tessili propri che si sono iscritti al nostro istituto». Il Buzzi, dal canto suo, ci tiene a mantenere la sua vocazione tessile-industriale. «Faremo la nostra parte a livello ministeriale per far riammettere la specializzazione d'industria tintoria tra quelle previste dalla riforma - promette Cherubini - nel frattempo, potenzieremo l'alternanza scuola-lavoro collocando le persone con questa specifica vocazione all'interno delle tintorie». Ventilata anche l'ipotesi di una curvatura disciplinare all'interno di un corso di chimica per cercare di recuperare una classe d'indirizzo tintorio.

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