Proteste
Stranieri, anche i pratesi si dividono
Martina Rafanelli
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Serena Nesti La maggioranza dà ragione al sindaco, ma i giovani sono più critici
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PRATO. La proposta del presidente della Provincia Lamberto Gestri, che alcuni giorni fa aveva invitato a sfilare dietro al proprio gonfalone anche gli esponenti delle comunità straniere residenti in città, ha diviso non soltanto tra le istituzioni ieri impegnate in un lungo pomeriggio di riunioni, ma anche i pratesi presenti al Corteggio. Opinioni diverse, anche se tendenzialmente più contraria alla proposta, tra la cittadinanza che ieri sera ha affollato le vie e le piazze del centro per assistere al tradizionale corteggio storico. «Poteva essere una buona occasione per integrare queste persone che vivono nella nostra città» afferma la signora Serena Nesti, subito contraddetta da un altro spettatore al suo fianco, che però non vuole sia riportata la sua opinione. «Sono d'accordo con il sindaco Cenni - dice con convinzione la signora Marilina Russo, che assiste alla sfilata in piazza S. Francesco - L'integrazione non dipende dalla sfilata, che rappresenta la città. Dovrebbero essere loro i primi a integrarsi, ma non lo fanno». Dello stesso parere anche la signora Fioretta: «Il Comune ha fatto bene, i cinesi non devono sfilare». In risposta alle due signore pochi metri più in là, Giuseppe Siciliani è di altro avviso e motiva così la propria apertura alle nuove generazioni di stranieri residenti a Prato «Ormai anche i ragazzi cinesi parlano tra loro in italiano - spiega - Questa chiusura andava bene vent'anni fa ma oggi non ha senso. Farli sfilare poteva essere un buon modo per integrarli». Molti tra i presenti erano già al corrente della proposta di Gestri e l'argomento ha comunque stimolato, anche in chi non conosceva i fatti nel dettaglio, una presa di posizione immediata e talvolta contrapposta anche all'interno di famiglie o tra amici seduti vicini. E' quello che è successo in un gruppo di giovani intento ad osservare il corteggio in piazza delle Carceri. «Non è questo il tempo e il luogo per l'integrazione - dice Cristiana, che vive a Mezzana - qui si parla di tradizioni della città». Pensiero completamente opposto quello dell'amica, che aveva notato l'assenza del presidente Gestri e dell'assessore Ambra Giorgi e che si limita a sottolineare: «E' chiaramente una questione politica. Com'è già avvenuto per la questione del teatro Metastasio. Ormai è una lotta continua tra Comune e Provincia». L'apertura maggiore arriva dai più giovani e da chi si può collocare in un elettorato di centrosinistra. «Il corteggio storico è un'iniziativa della città - affermano Andrea e Francesca, una giovane coppia che ha appreso sul momento quello che era successo - e Prato è una città multietnica, questo è ormai un dato di fatto. Sarebbe stato quindi coerente oltre che un buon segnale di integrazione». Completamente in disaccordo con il presidente della Provincia è invece Marcella Vannacci, che instaura un dibattito con una ragazza al suo fianco. «Io sono nata e vissuta qui - tiene a precisare con vigore - e negli anni ho visto com'è cambiata la città. C'hanno preso tutto, almeno il corteggio, che è una tradizione, deve rimanere una cosa di Prato e dei pratesi». «La manifestazione è pratese, ma era un buon modo per integrare» ribatte timidamente la ragazza. Insomma la fallita mediazione che ha impegnato ieri pomeriggio Comune, Provincia e Prefettura e le opinioni discordanti ma ben definite della cittadinanza hanno dimostrato che, dopo oltre un anno di giunta Cenni, il tema immigrazione continua ad alimentare forti polemiche e che le parti politiche sono ben consapevoli che da esso dipende ancora gran parte dei consensi e dei dissensi degli elettori.
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