Toscana
Il Festival della Follia, una sfida alla città
Valentina Ceccatelli
Venti giorni di iniziative per ricordarsi che i "matti" sono persone
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PRATO. La legge Basaglia è ormai uscita dalla pubertà e, anche se dopo 31 anni i metodi di cura sono sicuramente cambiati, quello che resta da modificare è l'atteggiamento della comunità verso chi vive disagi psicologici. Il Festival della Follia, da domani al 28 settembre, ha proprio questo come obiettivo, ed intende raggiungerlo con eventi ed incontri perché «la salute - spiega Giorgio Cioni, presidente di Diapsigra, che riunisce i familiari di chi soffre di problemi psicologici - si ottiene vivendo in comunità, non restando isolati». Il festival infatti coinvolgerà non solo gli utenti dei servizi sanitari, ma tutta la cittadinanza, con una serie di iniziative che si svolgeranno in vari luoghi della città: da Officina giovani a piazza Duomo, Villa del Palco, il cinema Terminale, Animal House, i giardini di via Baracca, il campo di calcio La Pietà e le vie del centro, e comprenderà una rassegna cinematografica, "Cinema, che follia!", dibattimenti pubblici, tornei di calcio a 7 e green volley, concerti, spettacoli teatrali, arte di strada e la Mattatona, maratona aperta a tutti cui è possibile partecipare con qualsiasi mezzo a trazione muscolare: tutte attività che verranno svolte insieme agli utenti dei servizi sanitari. Una delle serate di punta sarà quella di sabato 11 settembre, "Rainbow night", che si svolgerà ad Animal House a Pantanelle dalle 17 fino a tarda notte e che vedrà esibirsi, oltre a musicisti pratesi, molti writers della zona. «Siamo onorati di poter far avvicinare la politica alle persone e ai loro diritti - dice l'assessore provinciale Ferrara - Questo Festival della Follia mette sotto i riflettori la dignità delle persone e trasforma il problema in opportunità: sia per chi ha dei disagi che per chi entra in contatto con loro. C'è ancora paura di entrare a contatto con la follia, perché ci obbliga a metterci in discussione: con questo festival si comincia a dialogare sul problema e si smette di nasconderlo». «La partecipazione della città dev'essere, e so che sarà, massiccia - aggiunge Claudio Martini di Asd Aurora, associazione sportiva dilettantistica - nei momenti di socializzazione non si parla della malattia: si sta insieme. Gli eventi sportivi, per esempio, non nascono per competere, ma per convivere». Il Festival della Follia serve anche a lottare contro la discriminazione. «Chi è coinvolto smette di coprirsi gli occhi per non vedere - conclude Giuliano Casu, responsabile della salute mentale per gli adulti dell'Asl 4 - Vivere insieme quindi non è solo terapia, ma anche prevenzione».
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