Il Tirreno

Prato

Via i tazebao? Si scrive sui muri

Maria Lardara
Un cittadino cinese passa davanti a un muro coperto di annunci Nelle foto grande: l’olio fritto è stato appena versato nel cassonetto dai dipendenti di un ristorante
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Un cittadino cinese passa davanti a un muro coperto di annunci Nelle foto grande: l’olio fritto è stato appena versato nel cassonetto dai dipendenti di un ristorante

Un lamento diffuso: «E' cambiato poco e nulla». E l'olio fritto va nei cassonetti

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 PRATO. Dovevano rendere più decoroso e vivibile il quartiere. E piazza pulita è stata fatta di quei bigliettini con gli annunci di lavoro che tappezzavano i muri del piazzale di via Pistoiese. Fa lo stesso: tanto ideogrammi e numero di telefono si scrivono in punta di pennarello sulla parete di cemento. Abitudine recidiva: nemmeno un miracolo dell'imbianchino potrebbe cancellarli una volta per tutte. Dovevano, dal Comune, "vigilare" sulle nuove aperture: nell'ultimo mese nuovi esercizi stanno aprendo come funghi lungo il corridoio che va dallo spiazzo di Unicredit fino ad affacciarsi su via Filzi. S'intuisce che si tratti di un'agenzia di viaggi e un negozio di generi alimentari. C'è un viavai di clienti che entrano ed escono. Ma l'insegna lascia a desiderare.  Via Pistoiese, ore 16 di un pomeriggio d'inizio settembre. Potrebbe essere quasi la stessa fotografia di Chinatown di due anni fa. Cosa è cambiato? Di sicuro il colore politico della giunta. Ma oggi come ieri, i problemi di convivenza quotidiana sono sempre gli stessi. La sensazione, scambiando una chiacchierata con i residenti italiani, è che ci si trovi punto e a capo. «C'erano più controlli all'inizio, quando la giunta Cenni s'insediò: quando noto qualcosa di irregolare lo segnalo all'Urp, ma passa diverso tempo che qualcuno intervenga», fa notare Valter Brandini, titolare del negozio Panapesca.  Cercasi lavoro. È l'inserzione più ricorrente che scorre sul tazebao elettronico del supermarket di via Pistoiese, proprio a lato dell'Unicredit: cercasi operaio per maglificio. Gli annunci sono tradotti sia in cinese che in italiano, apparentemente tutto regolare. Il divieto di affissione campeggia sui muri. Curioso che alcuni siano quelli "ufficiali", con tanto di logo del Comune, altri sono affidati a fogliacci bianchi forse chissà, attaccati da qualcuno. Dappertutto è un mucchio di scarabocchi a colori. Come dire: si vieta ai cinesi di appendere bigliettini e loro scrivono direttamente a mano sui muri. Come dire: imporre e reprimere non serve a nulla se non si educano i "trasgressori". C'è movimento, alle 4 di pomeriggio. E c'è anche fame di lavoro tra tanti giovani radunati nel piazzale come fosse un ufficio di collocamento. Occhi all'insù davanti al tazebao di via Pistoiese 144 installato su un negozio di elettronica. Altra irregolarità, gli annunci qui si alternano solo con ideogrammi. Si lascia via Pistoiese, si svolta in via Becagli: un rientro fra due negozi, dove abitano alcune famiglie cinesi, schiude uno scenario già noto: muri imbrattati da una marea di annunci...  Odissea per il carrozziere. Sono confinati in una traversa a sfondo chiuso di via Filzi: Gianni e Antonio devono armarsi di pazienza tutte le mattine quando, nell'aprire lo stanzone della loro carrozzeria in via Mameli, si trovano di fronte a uno scenario raccapricciante. «Dobbiamo ripulire le tracce di vomito ed escrementi sulla porta. Per non parlare delle siringhe. Qui si drogano. Se teniamo le insegne vengono a bucarsi, E sono cinesi, ci possiamo mettere la firma: abbiamo anche il numero della targa». La situazione per questi artigiani è sempre più insostenibile. La via dove lavorano dal 1982 è popolata di 11 stanzoni orientali: uno mostra ancora i sigilli del sequestro con la data del 4 agosto. «Macché, non è cambiato nulla in un anno - ammettono sconsolati i carrozzieri - Le pattuglie di poliziotti e militari fanno avanti e indietro per il corso principale, ma l'illegalità rimane. L'assessore Milone ci aveva promesso che sarebbe passato dopo un'assemblea pubblica al Curiel, ma non si è visto nessuno».  Dov'è l'insegna? Sono gli ultimi arrivati, accanto al negozio di elettronica del numero 144. Ma non hanno l'insegna. Valter di Panapesca l'ha segnalato all'Urp, ma - fa sapere - dal Comune non si è fatto vedere nessuno. «Poco e nulla è cambiato qui da un anno a questa parte. Non ci sono più gli ortolani abusivi, è vero. Ma qualche "furbetto" c'è sempre». E il commerciante indica il camioncino del negozio privo d'insegna nella galleria dell'Unicredit, dove si vende frutta e verdura.  La beffa dei blitz. Roberto Miscali di Zona srl, che ha il magazzino in via Mameli, invita a una riflessione. «Gli italiani si lamentano della sporcizia in Chinatown, ma hanno presente com'è ridotta piazza S. Francesco? E sono i nostri figli a buttare le cartacce per terra. Poi vorrei dire a questa giunta che i blitz sono operazioni spettacolari che non servono a nulla. Sono le normative che vanno cambiate. Ci sono cinesi che prendono la residenza fuori Prato e per anni restano domiciliati qui».  Olio fritto, latita l'Asm... Dal ristorante Lu Cheng, in via Filzi, esce un orientale con il grembiule: nel cassonetto di fronte al ristorante rovescia un secchio di olio fritto. E l'aria si riempie di un odore insopportabile. Con buona pace di Cosimino Lai, che abita in via Chiesa. Inutili le sue telefonate ad Asm: «Li ho chiamati 4 o 5 volte per segnalare l'odore tremendo che emana il cassonetto, ma inutilmente».

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