Il Tirreno

Prato

Offerta d’acquisto da parte della Starhotels della famiglia Fabri alla catena alberghiera di Fusi

Scalata fiorentina a Una Hotels

Elena David guida la catena Una Hotels
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Elena David guida la catena Una Hotels

La cessione dimezzerebbe il pesante debito del gruppo Btp

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 PRATO. Il gruppo alberghiero Una Hotels, che fa capo all'imprenditore pratese Riccardo Fusi, potrebbe cambiare di mano. Un'offerta d'acquisto, come riportava ieri "Il Sole 24 ore", è stata presentata dalla Starhotels di proprietà della famiglia fiorentina Fabri. La vendita di Una Hotels potrebbe giocare un ruolo importante nel piano di ristrutturazione del debito avviato dal gruppo Fusi-Bartolomei che deve far fronte ad una esposizione di 960 milioni di euro con 52 istituti di credito. La cessione del ramo alberghiero, Una Hotels appunto, potrebbe servire a ridurre di oltre la metà l'indebitamento del gruppo Fusi-Bartolomei. Questo in considerazione del debito di 510 milioni che grava sull'holding di controllo alberghiera "Il Forte" coperto da mutui ipotecari e contratti di leasing immobiliare.  Se l'affare andrà in porto Starhotels potrebbe trasformarsi nella più grande catena alberghiera interamente italiana. Attualmente Starhotels può contare su un patrimonio di 22 hotel, 20 in Italia, uno a New York e uno a Parigi, per complessive 3725 camere. Lo scorso anno il fatturato è stato di 120 milioni di euro.  A questa offerta ricettiva potrebbero aggiungersi le 34 strutture a 4 stelle di Una Hotels, amministrata dalla pratese Elena David (tra l'altro ex direttore generale di Starhotels) che dispongono di un totale di 3133 camere e 650 dipendenti. Nel 2009 il fatturato di Una Hotels, che nella rete autostradale è presente col marchio Unaway, è stato di 51 milioni di euro.  Ma c'è un'altra ipotesi che potrebbe essere vista in maniera positiva dalle banche e riguarda il progetto di fusione tra Una Hotels e Atahotels (Fondaria-Sai) della famiglia Ligresti. Un progetto attualmente allo studio da parte delle banche.  Due strade diverse che comunque porterebbero ad un'unica destinazione: il salvataggio del gruppo Fusi-Bartolomei, in forte crisi sotto i colpi di esposizioni finanziarie e inchieste giudiziarie. Un percorso intrapreso già lo scorso aprile con l'accordo siglato a Milano dagli istituti di credito e dai rappresentanti legali del gruppo Btp. G.C.

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