La manifestazione
Rabbia, lacrime e rari sorrisi
Mi. Mo.
◗
Giorni di tensione e incertezza per i docenti precari Sogni e frustrazioni degli "insegnanti a termine"
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Notte prima delle nomine dei docenti, non solo notte prima degli esami. Sembra una roba da film, eppure è vero. Molti docenti precari, nell'attesa di sapere se ieri gli sarebbe toccato una supplenza o no, hanno passato la notte in bianco. «Noi siamo cinque insegnanti precari, veniamo dal Sud e viviamo tutti nella stessa casa - racconta Adele Meccariello, maestra elementare precaria da otto anni. Ieri notte non abbiamo chiuso occhio, troppa ansia. Io sarei convocata domani, ma sono venuta per vedere che aria tira e per stare vicina ai miei colleghi. Non ne posso più di cambiare scuola tutti gli anni, ne va della continuità didattica e della tranquillità nostra e dei bambini. Ho trent'anni, mi sono spostata per trovare lavoro, ho 101 punti in graduatoria ma del ruolo neanche l'ombra. E' difficile resistere per un insegnante di questi tempi, a volte mi chiedo come ho fatto a investire tanto su questa professione». Accanto a lei ci sono i suoi coinquilini, nessuno vuole parlare, sono tutti in tensione, che sfogliano le graduatorie confrontando i punteggi con le disponibilità. «Il rapporto assunzioni - pensionamenti è di 1 a 5 - precisa un altro insegnante infuriato - come facciamo a sperare in un'assunzione, il sistema è ingessato e le cose vanno sempre peggio». Intanto alle Don Milani un gruppo di insegnanti del Coordinamento Precari, in maniera provocatoria, sta schedando i presenti come "detenuti". Una foto segnaletica fronte - profilo con sotto la scritta "soggetto precario". Molti si prestano. Le immagini raccolte e le foto diventeranno un video che i precari intendono proiettare il 18 settembre nel corso della notte bianca in difesa della scuola pubblica per le vie del centro storico. Il clima è piuttosto amaro, qualcuno piange e si dispera, qualcuno gioisce perché è riuscito a firmare un contratto, qualcuno spera nelle briciole. «Per ora non mi è toccato nulla- spiega una maestra- mi basterebbe un incarico con stipendio al 30 giugno, anche in una scuola lontana, l'anno scorso ho lavorato in extremis. D'altronde non c'è da avere pretese, è la solita elemosina di posti, anzi sempre peggio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
