Il dolore
Dopo il flop della giunta di centrodestra di Lucca che sui ristoranti etnici ha dovuto fare marcia indietro
Kebab vietati, interviene l'Europa
Cri. Or.
Mangani (Pd) chiede verifiche alla Struttura per le procedure d'infrazione
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PRATO. Carta e penna. Comunicazione urgente alla Commissione europea. Argomento: divieto di apertura di nuovi kebab in centro storico con richiesta di verifica. Una vicenda sulla quale è scivolata la giunta di centrodestra di Lucca e sulla quale rischia grosso anche la giunta di centrodestra di Prato. Partiamo dalla fine: dalla lettera che il consigliere Pd Simone Mangani ha scritto ieri alla Struttura di missione per le procedure d'infrazione che ha sede a Strasburgo, chiedendo formalmente una verifica sugli atti della giunta. In particolare sulla deliberazione del 27 ottobre dell'anno scorso, relativa all'approvazione della disciplina transitoria per l'insediamento di attività commerciali e artigianali in centro storico, regolamento nel quale si stabilisce - tra gli altri numerosi divieti per sexy shop piuttosto che per money trasfert - l'incompatibilità nell'area pedonale del centro cittadino, di nuove aperture di attività artigianali "di cottura alimenti, quali kebab e similari". Una richiesta di attenzione da parte della struttura europea che si occupa di procedure di infrazione che ha un precedente recentissimo, a Lucca, appunto. Città che pochi mesi prima che lo facesse Prato ha vietato, per regolamento, le "kebbaberie" nel centro storico. E' cronaca di pochi giorni fa l'arrivo in Comune di una osservazione firmata dal professor Roberto Adam, coordinatore della Struttura di missione per le procedure di infrazione, nella quale, in sintesi, si minaccia l'avvio di un procedimento ritenendo il «carattre discriminatorio delle condizioni imposte dal Comune di Lucca per l'apertura di esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e la loro imcompatibilità con l'articolo 43 del tratto comunitario relativo alla libertà di stabilimeto». Inoltre la struttura ha giudicato incompatibili, perché «direttamente discriminatorie», le disposizioni sul divieto di aprire nuovi esercizi riconducibili a etnie diverse. Alla giunta lucchese non è rimasto altro che fare marcia indietro. E la giunta Cenni rischia o no la stessa tirata d'orecchie dei cugini lucchesi? Sarà la struttura di Strasburgo, nei prossimi mesi a fare tutte le verifiche del caso, partendo ovviamente dal testo dell'atto del 27 ottobre dell'anno scorso, studiato dall'assessore Roberto Caverni. L'atto descrive il percorso per la riqualificazione commerciale, in particolare del centro: «Individuare le merceologie incompatibili con le esigenze di tutela della zona denominata Apu e di quelle incompatibili con l'intero centro. Stabilire norme a tutela delle tradizioni caratteristiche culturali e ambientali della zona. Individuare criteri e requisiti per le nuve aperture. Individuare criteri per il mantenimento del decoro cittadino». Sono queste le basi sulle quali i kebab, assieme a molte altre attività, sono state giudicati incompatibili. Sull'argomento il consigliere Mangani ha interrogato anche il sindaco sulla volontà di rivedere il regolamento «armonizzandolo con le prescrizioni degli enti sovraordinati».
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