Attenzione
Accuse a luci rosse, parte lesposto per diffamazione. Lattacco preceduto da una lettera alle autorità
Un corvo sparge veleni a Vaiano
Paolo Nencioni
◗
I vaianesi leggono i volantini anonimi Centinaia di volantini diffusi di notte, nel mirino una famiglia
3 MINUTI DI LETTURA
VAIANO. Un "corvo" ha preso di mira alle prime luci dell'alba una famiglia vaianese, spargendo nelle vie del centro volantini velenosi che hanno provocato una denuncia per diffamazione contro ignoti. Ce n'è per tutti, padre, madre e figlio. Sulla vicenda indagano i carabinieri. Era ancora notte, intorno alle 4.30 di ieri, quando un passante avrebbe visto una persona in scooter che lasciava sul marciapiede di via Braga e poi nelle vie limitrofe centinaia di fotocopie che appena si è fatto giorno sono andate a ruba. L'obbiettivo dell'anonimo "corvo" è lo screditamento di un'intera famiglia, di cui sono riprodotte le foto. Sul conto del padre viene detto che pur avendo percepito fino all'età della pensione uno stipendio poco più che dignitoso, si è fatto una villa con giardino in una zona pregiata. La madre viene accusata di aver truffato i soci e di essersi messa in tasca una discreta somma prima di un fallimento. Del figlio, infine, fotografato insieme a una bella ragazza bionda, si dice che campa gestendo un sito web a luci rosse. Il volantino artigianale, come detto, è corredato di foto e numeri di telefono. E si conclude con uno sfogo: «Complimenti, bella famiglia! E noi un s'arriva a fine mese!». Carabinieri e dipendenti comunali, avvertiti dell'accaduto, hanno cercato ieri mattina di far piazza pulita delle fotocopie, ma la gran parte era già finita in tasca a tanti vaianesi. E ieri pomeriggio dai carabinieri è andato anche il capofamiglia accusato di essersi fatto la villa con uno stipendio da operaio: ha presentato una denuncia contro ignoti per diffamazione. In realtà quello di ieri è il secondo attacco nei confronti della famiglia. Il primo era rimasto confinato alle autorità. Meno di un mese fa una lettera, anche questa anonima, era stata recapitata in Comune, alle forze dell'ordine e in Procura. In quel caso una giovane serba se l'era presa soprattutto col figlio. Raccontava di aver lavorato per un sito di carattere pornografico gestito da quest'ultimo, una sorta di vetrina per escort ma soprattutto prostitute. Diceva di aver accettato perché aveva bisogno di soldi, ma che poi era tornata nel suo paese di origine e temeva che la cugina venisse ingaggiata dallo stesso gruppo per venire in Italia a fare la escort/prostituta. Una lettera molto circostanziata, in cui ci sono accuse anche più gravi, sulle quali non è dato sapere se sia stata avviata un'indagine. Secondo la sedicente ragazza serba, a ingaggiarla a Belgrado era stato lo stesso giovane vaianese, che le avrebbe proposto di venire in Italia per fare la modella. Ma una volta nel nostro paese le avrebbero spiegato che il lavoro era un altro. La escort, sì, ma più spesso sesso a pagamento. Secondo l'estensore della lettera, di fatto anonima, il fotografo italiano prenderebbe 600 euro per fare il servizio fotografico alle ragazze da inserire nel sito web e 150 euro per l'inserzione. Nella missiva vengono indicati anche quattro numeri di telefono di altrettante ragazze che sono ancora nel giro. E in effetti un paio di loro, contattate ieri (vedi articolo sopra), hanno ammesso senza problemi di fare quel lavoro, ma al momento non è emerso alcun contatto col fotografo sul quale ha sparso veleni il "corvo" di Vaiano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
