Il Tirreno

Prato

«Ora serve un presidente terzista»

Ilenia Reali
«Ora serve un presidente terzista»

Per l'imprenditore Vignali il rischio è che scompaia la filiera tessile

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 PRATO. «I terzisti più stanno insieme più forza hanno». Parola di Ivo Vignali, imprenditore e titolare dell'omonima rifinizione pratese che interviene dopo la polemica che ha coinvolto l'Unione industriale pratese e sollevata dal collega Renato Cecchi e dall'ex presidente della sezione filature Francesco Grassi. Da settimane c'è un confronto serrato. La posizione di Vignali, che ha partecipato ad alcune delle riunioni organizzate dai nobilitatori, è più sfumata rispetto a quella dei colleghi e in primis di Cecchi che ha addirittura parlato di «scissione», ma su una cosa non ha dubbi. «E' - dice - arrivato il momento di trovare un presidente terzista per avere più forza all'interno dell'associazione».  Vignali è al corrente di quanto sta succedendo all'Unione industriale nelle sezioni dei terzisti?  «Sì lo sono perché ho partecipato ad alcune riunioni. E' una contrapposizione vecchia che con la crisi si è acuita. Ho ascoltato le posizioni di tutte le parti e onestamente penso che i terzisti debbano stare insieme per avere più forza e ottenere quello che ormai chiedono da anni anche se, pur non escludendo l'ipotesi di una sezione unica, ritengo che ci siano temi che ogni fase, seppur contoterzi, debba affrontare singolarmente. Allo stesso tempo deve esserci uno spazio per affrontare i temi comuni che sono il 50% del totale. Penso sia fondamentale creare un gruppo di aziende sane che, con la loro forza, chiedano dei cambiamenti nella gestione delle commesse e un rispetto delle regole come il pagamento dei contributi».  Renato Cecchi e Francesco Grassi hanno accusato i committenti di non comprendere le esigenze dei terzisti.  «Siamo in crisi da anni e sono d'accordo con Cecchi quando dice che andando avanti così rischiamo di far morire il distretto. Siamo in una situazione che fa venire anche la voglia di smettere di lottare. Se chi ci dà il lavoro non si rende conto che non si può andare avanti in questa situazione i rischi per il prossimo futuro potrebbero essere elevatisimi. Tempo fa i lanifici lamentavano che con l'arrivo degli ordini non riuscivamo a trovare filature per evaderli. Io l'ho già detto con i colleghi e lo ripeto: di questo passo i committenti rischiano anche di arrivare a un punto in cui non troveranno più neppure le rifinizioni. Oggi, avere un aumento delle tariffe è estremamente difficile ma i costi continuano ad aumentare giorno dopo giorno».  C'è chi ritiene che una rappresentanza più forte dei terzisti nell'Unione aiuterebbe. Tra gli argomenti portati c'è il fatto che il contributo economico delle rifinizioni all'Unione è più alto di quello dei lanifici.  «E' più alto perché si paga in base al numero dei dipendenti e le rifinizioni ne hanno molti di più. Ciò nonostante è tradizione che i lanifici contino di più nell'associazione. Devo ammettere che la colpa è anche nostra perché non si è mai trovato un imprenditore tra i terzisti disponibile a fare il presidente. A onor del vero non so se questo sia dovuto a un nostro poco interesse o a forzature interne all'associazione perché il presidente, alla fine, sia sempre un committente. Comunque è la nostra debolezza che ha fatto sì che i lanifici se ne siano approfittati».  Quindi, secondo lei, adesso servirebbe un presidente rappresentante dei terzisti.  «Sì, ci serve una maggiore rappresentanza e quindi un presidente dei nostri. Ci serve più di sempre perché siamo in una fase di estrema debolezza ed è obbligatorio far capire ai committenti che dobbiamo essere sostenuti. Le filature rimaste sono pochissime e da un conto che ho fatto negli ultimi dieci anni hanno chiuso una trentina di rifinizioni. Solo contando le medio grandi. Se viene a mancare la filiera il distretto chiude. E per questo lavorerò per trovare un prossimo presidente che sia nostra espressione. Per noi ma anche per il bene di tutti».

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