Proteste
Terzisti in rivolta nell'Unione
Ilenia Reali
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A sin. Renato Cecchi, sopra, una rifinizione Una fronda di aziende chiede più rappresentanza
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PRATO. Sono arrivati al pettine i nodi che intricano i rapporti tra terzisti e lanifici all'interno dell'Unione industriale. Un gruppo di terzisti, capeggiati da Francesco Grassi e Renato Cecchi, ex presidente della sezione filatori l'uno e uno dei simboli dei nobilitatori pratesi l'altro, hanno creato una fronda che sta lavorando per raggruppare tutti i contoterzisti in un'unica sezione. Un'idea che sembra non piacere alla dirigenza dell'associazione di industriali. Dell'argomento se ne parla ormai da mesi e nelle ultime settimane si sono susseguiti incontri tra i terzisti, in particolare con rappresentanti delle maggiori rifinizioni pratesi e anche tra Grassi e i vertici dell'Unione industriale pratese. Una partita che è cominciata con le dimissioni di Grassi dal consiglio direttivo e le dimissioni da presidente della sezione filatori e che sta andando avanti. «Vorrei scindere le lavorazioni conto terzi dai lanifici all'interno dell'associazione - spiega il filatore - in modo da creare due sezioni sole sezioni del tessile. Ormai è impossibile non fare i conti con gli interessi contrastanti tra le due anime del settore. Di fatto i comportamenti irregolari di alcuni contoterzisti sono avallate da una parte dei lanifici e con l'attuale gestione dell'Unione è difficilissimo portare avanti le richieste di entrambe le parti. Basti pensare che per avere una campagna per la promozione del Durc ho impiegato quattro anni». «Il rispetto delle regole da parte di tutti - commenta Grassi - è fondamentale per far rimanere in piedi le aziende che operano nella legalità. Noi terzisti siamo come un cero acceso: ci consumiamo pian piano e rischiamo di spengersi se non facciamo in modo che le cose cambino. Abbiamo bisogno di tariffe più eque, di una politica che premi chi è corretto, di una rappresentanza ad hoc con i sindacati, con gli organi di controllo. Crediamo che una sezione che ci riunisce tutti avrebbe più peso sia all'interno dell'Unione sia all'esterno». Un tema già affrontato con il presidente degli industriali Riccardo Marini e con gli altri dirigenti dell'Unione che però non ha portato a soluzioni condivise. «Non siamo riusciti a trovare un punto di accordo», sottolinea Grassi. «Io non metto in discussione l'iscrizione all'Unione ma se non arriveremo a niente ci conteremo e creeremo un gruppo, una sorta di zoccolo duro, che possa essere accreditato con gli altri e dentro l'associazione». Le principali richieste dei terzisti sono una maggiore flessibilità nella gestione del lavoro da trattare con i sindacati, tariffe più alte che consentano alle aziende di avere margini per fare investimenti, una redifinizione dei pagamenti. «Quello che stiamo facendo - interviene Renato Cecchi - ha come obiettivo la sopravvivenza delle nostre aziende ed è arrivato il momento di ottenere qualcosa con tariffe che tengano conto degli sforzi necessari per andare avanti e per guardare al futuro. Noi siamo la forza economica dell'Unione ed è sacrosanto ottenere anche una rappresentanza politica forte da contrapporre a quella oggi dominante dei lanifici compreso un presidente espressione del mondo del terzismo. Se non arriviamo a ottenere niente io sono pronto anche ad arrivare a una scissione: i colleghi devono capire che senza tutela dei terzisti si arriva alla morte del distretto». Meno diretto su questo punto è Francesco Grassi che però rimarca la volontà di poter creare «un gruppo consistente anche al di fuori dell'Unione».
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