Il Tirreno

Prato

Si divide anche il Pdl in consiglio. Il finiano Lorusso: «Così si istituisce per legge la concorrenza sleale»

Non piace il coprifuoco a Chinatown

Cri.Or.
Un ristorante a Chinatown
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Un ristorante a Chinatown

Nardini (Unione): «C'è da riflettere». Lorenzi (Confesercenti): «Ci mostrino l'ordinanza»

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 PRATO. Rincorsa, tiro, rete. Peccato che sia un autogol. E' quello dell'assessore Roberto Caverni, in versione attività produttive e della sua ordinanza annunciata per istituire il coprifuoco a Chinatown: bar, ristoranti, pub, chiusi a mezzanotte per non disturbare la quiete pubblica. L'idea d'ordinanza non piace a nessuno. E anche ai pochi d'area, crea perplessità. Un successone.  Anche politico. Perchè il Pdl rischia di spaccarsi. Certo i numeri sono piccoli, ma il consigliere finiano Federico Lorusso, l'unico dichiarato, ha un'opinione ben precisa del provvedimento. «Atto assurdo - dice - che elimina la libera concorrenza e discrimina gli esercenti di un'area della città. Questa giunta ha così a cuore la questione della concorrenza sleale dei cinesi e poi la istituisce per legge. Perchè se si obbligano alla chiusura bar e ristoranti di una zona è evidente che si favoriscono quelli di altre parti della città». E si spinge anche un po' più in là: «Sono e resto nel Pdl. Spetterà a loro decidere se le mie idee sono così tanto sovversive da meritare di essere cacciato, ma certo continuerò a pensare con la mia testa anche quando ci sarà da votare in consiglio». Più cauto il presidente dell'Unione commercianti Giuseppe Nardini. «Devo dire - spiega - che l'ordinanza andrà studiata bene. Perchè resta fermo un concetto: non deve in nessun modo essere discriminatoria. Capisco però che sia utile dal punto di vista del rispetto delle regole in una zona dove le regole spesso non esistono. In questo senso posso dire che sono d'accordo con l'assessore. Ma si dovrà fare una riflessione».  Non entra nel merito il direttore di Confesercenti Aldo Lorenzi: «E per una ragione ben precisa: che di questa fantomatica ordinanza nulla ne sapevamo. Non ci è stata presentata, né fatta vedere. E siccome, da quanto ho letto sui giornali, impone obblighi ben precisi a tutta una zona della città, beh allora mi sento di invitare sindaco e assessore a un confronto e anche in tempi brevi». Lorenzi ricorda un provvedimento della scorsa amministrazione che riguardava l'area "calda" di via Pier Cironi, il cosiddetto triangolo nigeriano. «In accordo con la questura il sindaco di allora fece chiudere con un'ordinanza un esercizio per evitare schiamazzi e risse fino a tarda notte. Un provvedimento più che giustificato, più che doveroso perchè la legalità viene prima di tutto e consentito dalla legge. Ma certo non nacque da una questione di odori». Come a dire che i mezzi per tutelare l'ordine pubblico, nel caso, ci sono, eccome. «Tantopiù - conclude Lorenzi - che proprio questo governo e nemmeno tanto tempo fa, ha allungano di un'ora, dalle 2 alle 3 di notte, la possibilità di restare aperti per quei locali che vendono alcolici».  Ed è l'associazione Primavera di Prato a chiedere al sindaco «regole uguali per tutti» mentre per il presidente della Circoscrizione Ovest Giovanni Mosca i problemi della Chinatown sono altri: «Lo sfruttamento minorile e il lavoro nero, come riqualificare l'area, il problema dell'integrazione». «Quando si colpisce nel mucchio senza tener conto di chi rispetta le norme - conclude - si rischia di produrre effetti contrari. Ecco perché ritengo che questi provvedimenti non risolvono ma rischino di isolare ancora». Ed è il segretario di Idv, Salvo Ardita, infine a segnalare «quanto importante sia lavorare all'interno della comunità cinese per liberarla dai potentati che gestiscono l'economia illegale».

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