La protesta
Lo scrittore ha fatto da intervistatore nellopera prima di Elisabetta Sgarbi
«Ecco l'Italia che non legge» Nesi a Venezia in un docu-film
Alessandro Pattume
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Edoardo Nesi (a destra) con Eugenio Lio e Elisabetta Sgarbi sul red carpet del Lido 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Un viaggio nel corto circuito della cultura italiana. Un paese dove si ribadisce ogni giorno l'importanza della cultura, ma in cui poi non si legge nemmeno un libro. E' questo "Se hai una montagna di neve, tienila all'ombra", il documentario di Elisabetta Sgarbi presentato qualche giorno fa a Venezia 67. Per lei lo scrittore pratese Edoardo Nesi ha fatto l'intervistatore d'eccezione. E ammette: «Abbiamo registrato una realtà davvero scoraggiante». Nesi, tutti hanno sentito dire almeno una volta che gli italiani non leggono. C'era bisogno davvero di un'indagine come questa? «Certo. Un conto è dire che gli italiani non leggono come si sente dire in giro e un altro è certificare e fotografare lo stato delle cose, quello cioè che abbiamo fatto io e il filosofo Eugenio Lio per il documentario diretto da Elisabetta Sgarbi. Certo, la nostra indagine non ha velleità statistiche. E' solo un viaggio in cui abbiamo chiesto poche, semplici cose a centinaia di persone: intellettuali, musicisti e molte persone comuni». Da scrittore non dev'essere stata un'inchiesta tanto piacevole. «Infatti è stata sconcertante. Quando ti rendi conto che il mondo è vasto e che nessuno ti legge, non puoi che scoraggiarti. Ma la cosa incredibile è che agli occhi delle persone che abbiamo intervistato la cultura appare comunque un vero e proprio mostro sacro. Non c'è stata una persona, intellettuale, agricoltore o operaio che fosse, che non ci abbia ribadito l'importanza che dà e il sacro rispetto che nutre per la cultura. Centinaia di persone che poi, però, ti confessano pure che di romanzi loro non ne leggono perchè non hanno tempo. E quei pochissimi che lo fanno considerano romanzi quelli di Fabio Volo. Questo è un film che fa rabbia, ma che non può non essere interessante, necessario». Non le pare anche uno scenario perfettamente in linea con la politica che va per la maggiore in Italia? «E' chiaro che è più facile governare un paese che non legge: le persone accettano le cose senza pensarci troppo e rispondono facilmente agli slogan. Però bisogna smettere di ripetere che gli italiani non leggono per colpa di qualcuno o qualcosa. Bisogna semplicemente ripetere che le persone che non leggono sbagliano. La situazione è questa e forse non ci rendiamo conto di quanto peseranno le conseguenze sulla nostra società». Il documentario è una serie interminabile di volti e di storie. Quali l'hanno colpita di più? «Umberto Eco sicuramente, per la statura intellettuale e per la curiosità nei modi. E poi il barcaiolo del Po, che tra l'altro è venuto a Venezia a vedere il film. Ma ce ne sono stati molti. Ho incontrato persone che hanno abbassato lo sguardo confessando di non leggere un libro da anni, ma che poi lo hanno rialzato subito per recitare a memoria interi brani della Divina Commedia». Prato non sembra certo discostarsi dallo scenario nazionale. Cosa dice l'assessore alla cultura della Provincia? «Secondo me, invece, Prato è al centro di una piccola rinascita culturale. Mi sembra che negli ultimi anni siano aumentati attenzione e interesse per la letteratura e la cultura in generale. E questo mi fa ben sperare per il futuro. Nel 1995, per esempio, alla presentazione dei miei libri veniva poca gente. Negli ultimi tempi però, e soprattutto negli incontri estivi organizzati a Vaiano quest'anno, ho visto arrivare gente non solo da Prato ma anche da Firenze e da Pistoia». Insomma, se nel resto d'Italia lo scrittore Nesi si scoraggia, nella sua città si sente bene. «Sto bene davvero a Prato. La sensazione più frequente è l'affetto con cui le persone circondano me e quello che scrivo».
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