La manifestazione
«Ma il nostro modello funzionerà»
Il direttore Polimeni è sicuro: «540 posti letto sono sufficienti»
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PRATO. «Una modalità flessibile e già testata, di per sé organizzata per rispondere nel miglior modo possibile alle esigenze territoriali». Questa l'opinione del dottor Francesco Bellomo, responsabile del coordinamento sanitario dei quattro nuovi ospedali, sul modello intensità di cure. «Non sarà un ospedale a padiglioni e non avremo più operatori sanitari "mansionari", capaci, cioè, di svolgere un'unica attività - aggiunge Bellomo - Ma proprio grazie alla separazione dei processi gestionali, sarà garantita maggiore continuità nel processo assistenziale, di conseguenza, una maggiore attenzione ai pazienti e saranno esaltate le competenze professionali». Per quanto riguarda Prato, inoltre, «è stata la Regione a deliberare il rilievo di certe attività come il polo oncologico, che a buon diritto sarà centro di riferimento regionale, analogamente alla reumatologia». Sul timore di non reperire personale dotato delle opportune competenze trasversali per poter lavorare nella nuova struttura si esprime così il dottor Joseph Polimeni, direttoredell'ospedale: «La nuova struttura non ci troverà impreparati, si tratta di cambiamenti in atto da anni». Polimeni parla infatti dell'esistenza dal 2006, nei vecchi locali, di «reparti multispecialistici, creati compatibilmente con le problematiche strutturali che implica un vecchio nucleo storico come l'odierno edificio: sono già stati rimodulati i posti letto, attualmente 540, e sono cambiate le professionalità di chi vi lavora». Un esempio è l'Aic, reparto di alta intensività chirurgica, «che - aggiunge Polimeni - unisce chirurgia, otorino, urologia e ginecologia, quest'ultima da sempre associata all'ostetricia, ora invece considerata nella sua parte più prettamente chirurgica». Il modello proposto dovrebbe insomma migliorare la rete assistenziale che, sempre secondo Polimeni, «andrebbe integrata con servizi alternativi alla degenza». S.C.
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