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Pesce e verdura? Made in China

Pesce e verdura? Made in China

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Scordatevi la filiera corta, dimenticate i prodotti a chilometro zero. Il pesce, i pomodori e le melanzane, forse anche l'insalata, arrivano dall'altro capo del mondo. Sorpresa? Non proprio, nell'epoca della globalizzazione, ma le statistiche elaborate dalla Camera di commercio su dati Istat fanno impressione e dovrebbero far riflettere. In particolare quelli relativi al primo trimestre di quest'anno (gli ultimi disponibili), dai quali risulta che il 77% dei prodotti di agricoltura e pesca importati in provincia di Prato proviene dall'Asia, quasi tutto dalla Cina, e solo il 21% arriva dall'Europa.

Roba da non credere, anche se in effetti è una tendenza abbastanza consolidata, almeno da 2007 ai giorni nostri. Il primo trimestre 2010 però sembra segnare un'ulteriore accelerazione, perché le importazioni di pesce e verdura dall'Asia segnano un aumento stratosferico (177,9%) e in termini assoluti arrivano a 7 milioni e 25.000 euro (5.830.000 dalla sola Cina), mentre i pomodori e le sogliole europee si fermano sotto i due milioni di euro (1.921.000). Qualcosa sta cambiando, e molto in fretta. Perché le importazioni dall'Europa sembrano sostanzialmente stabili, mentre quelle dall'Asia hanno fatto boom. La spiegazione, come ipotizza anche Maurizio Fantini (Coldiretti) nell'articolo a fianco, potrebbe essere che Prato è sempre più una piattaforma logistica di smistamento della merce verso altre regioni italiane, ma forse c'è anche dell'altro. Scorrendo le cifre degli ultimi anni si scopre che la preminenza delle importazioni asiatiche non è una novità del 2010. Già nel 2007 i prodotti di agricoltura e pesca provenienti dall'Asia erano quasi il doppio di quelle europee (oltre 12 milioni di euro contro gli oltre 6 milioni del vecchio continente).

Nel 2008 sono diventate quasi il triplo (quasi 16 milioni contro 5 milioni e mezzo), mentre nel 2009 c'è stata una generale contrazione (quasi 12 milioni dall'Asia, quasi 4 milioni dall'Europa), ma le proporzioni si sono mantenute. La proiezione sul 2010, se la tendenza del primo trimestre verrà confermata in quelli successivi, è un ulteriore passo avanti: ci si attesterebbe su 28 milioni dall'Asia contro meno di 8 dall'Europa. Spulciando il dettaglio delle importazioni del 2009 dai singoli paesi si scopre un'anomalia ancora più grossa, che è rappresentata dalla Mongolia. Se la Cina, infatti, ci ha mandato merce per 9 milioni e 761.000 euro e gli altri paesi asiatici sono praticamente inesistenti (fatta eccezione per la Thailandia), dalla Mongolia arriva merce per un milione e 564.000 euro. E siccome il paese di Ulan Bator non ha accesso al mare e non è particolarmente conosciuto per la sua agricoltura (semmai per la pastorizia) non è escluso che quella merce sia semplicemente made in China ma fatta transitare dalla Mongolia per ragioni che ci sfuggono. A.P.

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