Il dolore
Ex Bigagli: amianto e bidoni tossici
Cristina Orsini
◗
Da sinistra, un disegno dedicato a Piero Bigagli e ancora appeso; le bombole abbandonate nei capannoni; una discarica dentro gli ex luoghi di lavoro Degrado e pericolo, viaggio nella fabbrica-bomba. Un video su Youtube
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. All'ingresso: un cancello ex automatico, evidentemente forzato per entrare. In quelli che una volta erano i cortili: discariche di amianto, anche fatto a pezzi, e di bidoni di olio e impermeabilizzante abbandonati. Negli ex capannoni: macerie, rocche di filo, legno, ma soprattutto tante bombole, forse anche di gas, che aspettano solo di esplodere. Sono questo, oggi, le ex Officine Bigagli, il vanto di Prato fino agli anni Novanta, una speranza per il futuro urbanistico della città fino a un paio di anni fa, ora un enorme pezzo di territorio lasciato a marcire. Oltremodo pericoloso. Il video su Youtube. La scoperta di quella che è stata chiamata "ex fabbrica bomba" è stata fatta da uno degli Amici pratesi di Beppe Grillo che ha documentato ogni metro di degrado in un video e l'ha lanciato su Youtube. Provocando l'allarme immediato dei comitati. E' Francesco Fedi, del Coordinamento dei comitati cittadini, a farsi portavoce della battaglia: «Sappiamo che un gruppo di cittadini - spiega - ha intenzione di inviare un esposto ad Asl, Arpat, Province e Comune e parallelamente anche un esposto alla procura della Repubblica. Un'iniziativa che abbiamo intezione di appoggiare. L'obiettivo - conclude - è fare sequestrare l'area e metterla in sicurezza». In mezzo alle case. E' c'è da fare presto. Le ex Officine Bigagli sono in via delle Fonti, alle Badie, una delle aree più densamente urbanizzate della città. Inoltre la recinzione della ex fabbrica confina con l'unico parco della zona, ovviamente frequentato da bambini e anziani. Una situazione esplosiva. Viaggio a Beirut. Non è difficile entrare nelle ex officine, basta varcare il cancello che automatico non è più e che qualcuno ha aperto. Si lascia Prato e si entra a Beirut. Verde rigoglioso, palme, oleandri, pini, abeti incolti da anni le cui radici ormai spaccano l'asfalto, la palazzina degli ex uffici diroccata, un tappeto di vetri rotti, finestre che non esistono più. A destra, nell'ex spazio per la pesatura, la prima discarica di laterizi. Ed è solo l'inizio. Subito dietro, nei capannoni che ospitavano il lavoro, oltre a stracci, legni, water, mobili spaccati, reti, sono decine i bidoni di olio lasciati lì all'aria aperta. Sono contenitori piccoli e grandi, alcuni rovesciati col liquido nero che si è sparso tutto intorno. E poi bombole di chissà cosa ed estintori. Nella classificazione ordinaria questi sarebbero tutti rifiuti pericolosi. Amianto all'aria aperta. Ma la sorpresa viene fuori nei cortili che una volta dovevano garantire lo spostamento dei mezzi. Proprio sulla destra, sotto la recizione che separa le officine dall'area di proprietà delle confezioni Castellani, c'è un grande cumulo di coperture di eternit - significa amianto - molte delle quali spezzettate e lì vicino, in una cassetta, ecco altre lastre fatte in piccoli pezzi, così da potercele fare entrare. Non ci sono cartelli che indichino il pericolo, non ci sono protezioni. Tutto a disposizione di tutti, magari anche dei ragazzi che per gioco potrebbero decidere di vivere l'avventura di perlustrare l'ex fabbrica. Altri pochi metri e tra manichette per l'acqua srotolate e lasciate per terra, i soliti bidoni, pezzi meccanici, ecco una botola, aperta, come tutte le altre. Peccato che questa sia piena di un liquido nero, forse olio o peggio, e attorno i segni evidenti di un piccolo incendio. Il disegno. Tutto il resto è abbandono e tristezza: uffici svuotati a suo tempo e più volte visitati negli anni (qualcuno si è dato la briga di togliere tutti i termosifoni, buona parte delle balaustre dei terrazzi e i vetri delle porte), migliaia di raccoglitori con il lavoro di una vita buttati per terra e lì in quel primo ufficio un disegno a matita fatto da un bambino che rappresenta un uomo distinto, e la dedica con calligrafia incerta: "Per Piero Bigagli".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
