Sicurezza
I cinesi di seconda generazione si sfogano sul web dopo la recente operazione della Finanza sulla maxi-evasione
«Non vogliamo pagare per le colpe dei nostri padri»
Maria Lardara
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Un momento del maxiblitz della Finanza di qualche settimana fa in alcune aziende cinesi 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. I loro sfoghi passano da un forum di internet. Affidano al pianeta virtuale le loro preoccupazioni, la delusione di vivere in una città da cui si sentono respinti ma anche la voglia di reagire all'equazione cinesi uguale mafiosi. Perché evasori e truffatori sì - dicono - ma con la parola "mafia" bisogna andarci con i piedi di piombo. Sono i ragazzi delle seconde generazioni dagli occhi a mandorla, molti facenti capo alla rete di Associna, che a riflettori spenti s'interrogano sul proprio futuro a Prato, a un mese passato dall'ultima maxi operazione della Guardia di Finanza, "Cian Lu". Molto chiaro l'appello di Xia Weixiu (Alessia), che di Associna non fa parte ma anzi, nei confronti del variopinto universo dell'associazionismo orientale, su colloca come spina nel fianco. «Visto che ultimamente i giornali sono diventati più calmi contro la comunità cinese di Prato - scrive Alessia sul forum di Associna - penso sia ora di reagire con l'amministrazione, quindi ragazzi della seconda generazione fate forza!». Teme la chiusura a riccio della sua comunità, questa giovane di seconda generazione che vive a Prato da 7 anni. Dalle "sue" associazioni di riferimento non si sente rappresentata e, per questo, invita i coetanei a darsi una mossa anche con iniziative singole. «Dobbiamo andare a parlare con le istituzioni, imbastire la via del dialogo e del confronto aperto, lavorando sui temi sociali. Dovrebbe funzionare così per l'associazione d'Amicizia e quella dei commercianti cinesi. Nessuno parla perché non vuole, nessuno parla perché non sanno che dire, perché da una parte anche loro sono consapevoli dell'evasione, ma visto che quella di lunedì 28 venne considerata come un'operazione antimafia, penso che sia giusto parlare per fare capire alla gente che la mafia non c'entra nulla...». Questo silenzio dentro la comunità ad Alessia non va giù proprio. Anche perché il blitz delle Fiamme Gialle ha lasciato a piedi più gente di quanto se ne possa pensare. Quello della giovane agente immobiliare è certamente un calcolo empirico, tale però da suonare come un'emergenza sociale. «Se viene chiusa una ditta di pronto moda che ha mediamente 5 dipendenti con una media di 5 confezioni che lavorano per questa ditta, con altrettanti dipendenti, questo vorrebbe dire mandare a casa almeno 35 persone. Ma 73 ditte sequestrate in un solo giorno significherebbe lasciare disoccupate almeno 2.550 persone. Una vera e propria emergenza sociale di cui né Associna, né altre associazioni parlano». Per Alessia tanti cinesi stanno facendo le valigie. Alcuni se ne andrebbero lontano, addirittura in Brasile. «In questa città non ci mettono in condizione di lavorare. Del resto, che siamo venuti a fare?», s'interroga la giovane. Le fa eco sul web (con il nick name Thun88) un altro giovane, Sun Wen Long di Associna (responsabile di Bologna), al quale non sta bene «che un evasore del fisco venga chiamato mafioso, mentre quell'altro dell'azienda italiana è semplicemente complice», ricordando che Associna, prima che associazione, è espressione di volontari. Infine, ecco come prendere le distanze dai "padri" cinesi. «A Prato - afferma Sun Wen Long - bisogna iniziare ad avere coscienza ed autocritica. Se non cominciate a fare autocritica sui vostri sbagli etici-commerciali, scordatevi pure ogni aiuto volontario di fronte ai mezzi stampa e i media. Siamo giovani di origine cinese e non vogliamo le colpe dei nostri genitori».
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