Gioco
Scoperta la fabbrica dei falsi
Paolo Nencioni
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Il colonnello Reolon illustra loperazione Di giorno produceva borse senza marchio, di notte le Louis Vuitton
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PRATO. Di giorno producevano le borse legali, di notte quelle illegali, perfette copie di quelle a marchio Louis Vuitton che poi venivano smerciate dagli ambulanti senegalesi a Prato e in Versilia. La fabbrica dei falsi è stata scoperta nei giorni scorsi dalla Compagnia della guardia di finanza a Signa, in uno dei tanti laboratori cinesi che lavorano a ciclo continuo. Ed era un ciclo veramente continuo quello adottato dal titolare del laboratorio di Signa, al momento irreperibile: la produzione delle borse "clonate" era concentrata nelle ore notturne per minimizzare il rischio di controlli e l'attività diurna era una perfetta copertura. Non abbastanza perfetta, però, per sfuggire agli accertamenti dei "baschi verdi" del capitano Edoardo Marzocchi, che prima hanno fermato a Campi Bisenzio un furgone con 600 borse false e poi sono risaliti alla fabbrica, dove hanno trovato decine di rotoli di falso tessuto Louis Vuitton per un totale di circa un chilometro, 32.000 articoli di pelletteria contraffatti (molti dei quali in corso di lavorazione) e una macchina con un prezioso punzone di LV, indispensabile per marchiare le borse. Tre i cinesi denunciati a piede libero. L'operazione è stata illustrata ieri mattina dal colonnello Gino Reolon, comandante provinciale delle Fiamme gialle, che ha spiegato come oltre oltre ai profili penali ce ne siano altri di carattere fiscale e contributiva (chi vende a nero ovviamente non paga le tasse e non versa parte dei contributi a Inps e Inail, anche se i tre cinesi trovati dai finanzieri sono risultati in regola col permesso di soggiorno). L'autista del furgone fermato a Campi Bisenzio è ritenuto il gestore dell'attività per conto del titolare che probabilmente si trova in Cina. Gli altri due sono operai, ma non è escluso che il laboratorio avesse anche altri dipendenti. Su quella che è stata definita un'«officina del falso» la guardia di finanza aveva già fatto indagini in passato. Poi, partendo dagli ambulanti senegalesi che vendono ai mercati della zona di Prato, si è risaliti al laboratorio, che era una sorta di pronto moda, nel senso che i cinesi evitavano di produrre oltre alle effettive richieste dei clienti. Si erano specializzati in borse e portafogli Louis Vuitton e secondo i finanzieri la qualità del prodotto era discreta.
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