Il Tirreno

Prato

«Ma ora al distretto servono progetti»

Cristina Orsini
«Ma ora al distretto servono progetti»

Lulli: ok le risorse, ma con l'assistenzialismo non si esce dalla crisi

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 PRATO. «I 25 milioni che il governo darà a Prato, serviranno a sostenere le famiglie e i lavoratori senza reddito per quest'anno, ma la città non può diventare una di quelle realtà perennemente assistite. Ha bisogno di uscire dalla crisi con le sue gambe ma per fare questo deve avere programmi e progetti». Ad Andrea Lulli, deputato Pd, capogruppo nella commissione Attività produttive, non sono piaciute, non troppo, le polemiche tra centrodestra e centrosinistra che hanno fatto da sottofondo alla firma, mercoledì scorso, della convezione con il ministero del Welfare che porterà al distretto un pacchetto consistente di fondi.  Che pensa della corsa ad attribuirsi il merito della vittoria?  «Sono tra quelli che pensano che l'attivazione di risorse sia stata resa possibile grazie a un lavoro collettivo e concertato. Penso anche che il Pdl si sia speso molto per raggiungere l'obiettivo. Però bisogna riconoscere che con ogni probabilità questo risultato non ci sarebbe stato senza il piano dettagliato elaborato dalla Provincia. I soldi all'occupazione del distretto sono arrivati pechè tutti si sono impegnati, Regione compresa, a fare quel pezzetto di strada che competeva loro. Per questo giudico risibili le affermazione, che pur tuttavia ho sentito, di quelli che sostengono che i 25 milioni sono stati finanziati solo perchè qualcuno ha telefonato a qualcun altro. Agli amici degli amici, insomma».  A che cosa la fa pensare?  «Al fatto che è la spia di una gestione democratica molto particolare. Qui non ci sono valvassini che si rivolgono ai valvassori che a loro volta intercedono con il signore del feudo: i cittadini non sono sudditi che aspettano l'elemosina da qualcuno e soprattutto sono tutti uguali. Credo sia preferibile affermare che il traguardo è stato raggiunto perchè Prato ha gestito nel solco della sua tradizione: mostrandosi unita».  Una volontà che effettivamente ha fatto grande il distretto, ma che secondo lei esiste tutt'ora?  «Rischia di essere fortemente messa in discussione un pò per la pesantezza di questa crisi ma un po' anche per questo atteggiamento secondo il quale si possono ottenere risultati solo se si è amici del giaguaro. Un modo di fare deleterio che a mio parere può portare solo a lacerazioni su lacerazioni».  Lei prima diceva che per evitare tentazioni assistenzialistiche c'è bisogno di riavviare una fase di progettualità. Da cosa propone di partire?  «Non c'è nulla da inventare, sarebbe bastato continuare. Dal punto di vista dei programmi e dei progetti è stato un errore clamoroso rinunciare a quelle decine di milioni destinate al polo espositivo nell'area ex Banci e contro il parere delle categorie economiche. La realizzazione di un polo di servizi avanzati, centrale all'area metropolitana, la cui presunta insostenibilità mi lascia molto, molto dubbioso, avrebbe comunque attivato un mare di altre risorse. Si vuole puntare sull'arte? Bene, il polo expò avrebbe potuto essere il luogo giusto per scoprire quei tanti tesori nascosti che la città ha. Non mi riferiscono ai capolavori classici, ma alle numerossime collezioni, dall'arte contemporanea ai motori, degli imprenditori pratesi che in pochi hanno visto e che spesso hanno enorme valore. Una piattaforma di servizi come il polo avrebbe anche potuto favorire l'integrazione delle tante etnie presenti in città diventano il contenitore di proposte e idee diverse».  Ma il polo expo non si farà. Qualche alternativa?  «Certo Prato non potrà diventare una realtà a vocazione agricola. Mi sento di fare un appello alla classe imprenditoriale per una maggiore capacità progettuale e per un ritorno alla propensione al rischio. La vicenda della Cassa di Riparmio qualcosa ci dovrebbe insegnare».  Cosa?  «Che la perdita d'autonomia della banca sul territorio è anche indice del fatto che qui ormai prevalgono gli investimenti fondiari piuttosto che quelli legati al rischio di impresa».

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