Sicurezza
La normativa sull'etichettatura crea confusione
◗
Rotoli di stoffa Marini lancia l'allarme per i possibili contrasti fra la legge nazionale e quella europea
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Tre diverse discipline dell'etichettatura di origine, oltre a quella vigente, per i prodotti del tessile-abbigliamento, una italiana e due europee, in corso di approvazione o di perfezionamento normativo: l'una differente dall'altra, nessuna oggi operativa, ma tutte teoricamente in grado di diventarlo a breve. Questa in estrema sintesi la situazione che hanno di fronte le imprese del settore: evidente il disagio di chi si trova oggi a confezionare e distribuire capi che, a rigor di termini, potrebbero andare in vendita al pubblico quando l'una o l'altra delle normative sarà (eventualmente) in vigore. La legge italiana in particolare, la cosiddetta legge Reguzzoni, dovrebbe entrare in vigore con il 1º ottobre; ma rischia di farlo in maniera impropria da un lato per l'assenza ad oggi di decreti attuativi (la scadenza per la loro emanazione è il 23 agosto), dall'altra per la possibile bocciatura dell'Unione Europea. La legge non riguarda solo il tessile-abbigliamento, ma anche la pelletteria e le calzature. «Il quadro non potrebbe essere più confuso di così - commenta Riccardo Marini, presidente dell'Unione industriale pratese - e in un contesto simile il disorientamento delle imprese è comprensibile e giustificato. Politicamente sono stati fatti passi avanti enormi: in Europa l'etichettatura di origine è passata da tema tabù ad argomento di stretta attualità, e questo nuovo clima non potrà che portare a dei risultati. Ma intanto dobbiamo passare da questa fase di confusione ed orientare al meglio le iniziative legislative nazionali e, soprattutto, europee, così da raddrizzare il tiro anche su aspetti tuttora non adeguatamente coperti». «Rimane il problema della parziale perdita di rilevanza, ai fini della determinazione dell'origine, della fase della confezione implicita nella legge Reguzzoni e nel sistema facoltativo della normativa europea che in parte la ricalca - aggiunge Stefano Ferrari, presidente della sezione Confezionisti e maglifici dell'Unione industriale - In una riunione avuta con altri colleghi italiani che fanno parte di Smi e che si è tenuta a Bologna abbiamo avuto conferma della criticità della situazione e della necessità di affinamenti delle normative in itinere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
