Gioco
La fabbrica dei falsi orologi griffati
Pasquale Petrella
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Un orologio contraffato e i vertici della Finanza La Finanza ne sequestra ottocentomila per un milione di euro
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PRATO. Ottocentomila orologi sequestrati per un valore al dettaglio di circa un milione di euro e quattro cinesi regolarmente residenti a Prato denunciati per importazione e contraffazione di marchi. E' questo in parte il risultato dell'operazione della Guardia di Finanza denominata «Time Out» che ha permesso di far luce su un altro canale illegale della comunità orientale pratese. L'operazione delle Fiamme gialle ha permesso di stroncare a monte la filiera del commercio di orologi prima che venissero assemblati e messi in commercio al dettaglio soprattutto, secondo i finanzieri, sulle spiagge da parte di venditori ambulanti abusivi. «Dolce e Gabbana», «Rolex», «Officine Panerai» «Breitling», «Omega», «Vacheron Constantin», «Patek Philippe», «Ebherard» e «Mont Blanc», nel laboratorio cinese non c'era un solo marchio importante che non venisse contraffatto. Singolare anche il sistema inventato dagli orientali per ridurre al minimo i rischi e rendere estremamente difficile agli investigatori arrivare alla fonte della contraffazione. Gli orologi, perfette imitazioni nel design di quelli prodotti dalle grandi firme ma del tutto anonimi perchè privi dei marchi oppure con nomi leggermente diversi da quelli dei brand internazionali, arrivavano a Prato seguendo il canale normale e regolarmente sdoganati, proprio perchè non avevano assolutamente nulla di illegale. I quadranti, gli adesivi e gli ologrammi usati per trasformare la merce in copie di orologi griffati, invece, arrivavano in Italia attraverso piccoli spedizionieri e dentro buste solitamente usate per l'invio di documenti, quasi mai, se non mai, controllate. Una volta arrivati i due prodotti nel laboratorio pratese ricavato in un anonimo appartamento, gli orologi e le componenti contraffatte venivano assemblati in modo da dare una nuova identità, griffata e identica all'originale al prodotto. Un ulteriore canale, per nascondere le tracce dell'affare, era quello di pagare la merce attraverso i money transfer facendo figurare come nomi dei mittenti o degli ignari connazionali oppure dei nomi del tutto inesistenti. Alcune di queste ricevute sono state sequestrate dalla Finanza nella precedente operazione legata alle irregolarità messe in atto dai money transfer. Ricevute di duemila euro ciascuna,anche in questo caso per non attirare l'attenzione di eventuali controllori. L'indagine è ancora in corso e potrebbero esserci altri sviluppi. Ecco perchè i finanzieri hanno preferito non divulgare l'indirizzo dove è stato scoperto il laboratorio. Immobile posto sotto sequestro così come un'auto nella disponibilità dei falsari, tre computer e quattro telefoni cellulari.
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