Il Tirreno

Prato

Essegiemme sotto accusa

Cri.Or.
La stazione del Serraglio. A sin. la sede Asm che ospita Essegiemme
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La stazione del Serraglio. A sin. la sede Asm che ospita Essegiemme

La Lega sospetta una presunta truffa coi biglietti ferroviari

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 PRATO. Quattro domande secche contenute in un'interrogazione firmata dalla Lega Nord. Domande che aprono scenari inquietanti. Le camice verdi in consiglio comunale chiedono - la risposta sarà dell'assessore Roberto Caverni - di sapere perchè la convenzione tra Cap-Essegiemme (società che gestisce i parcheggi; 60% Comune, 40% Cap) e Ferrovie è stata revocata da un giorno all'altro. Una vicenda che risale al 2007. Ma chiedono anche di più.  Vogliono sapere perchè la biglietteria ferroviaria all'epoca attiva al Serraglio, gestita da personale Essegiemme, acquisiva e stornava biglietti ferroviari acquistati agli sportelli della stazione centrale. E se risulta vero che gli incassi delle Ferrovie, ma anche quelli dei parcheggi restavano nei cassetti del punto vendita del Serraglio incustoditi e a disposizione di tutti. «Considerato che - scrive la Lega - da segnalazioni risulta una malagestione che ha provocato tra 2007 e 2008 un disavanzo di 30mila euro». Infine chiedono la copia delle deposizione dei quattro dipendenti Essegiemme interrogati dalla sezione di polizia giudiziaria della Finanza nell'ambito, però, dell'inchiesta che nel 2009 portò prima al licenziamento e poi al rinvio a giudizio di un dipendente infedele accusato di peculato per essersi intascato una parte del denaro dei parcheggi che avrebbe dovuto finire, invece, nelle casse di Essegiemme.  Perchè in quegli atti, secondo la Lega, verrebbe fuori anche un'altra verità: una presunta truffa alle Ferrovie per migliaia di euro ma anche una presunta gestione decisamente "allegra" dello sportello al Serraglio. Si tratta di una vicenda ancora tutta da chiarire e da trattare con cautela, ma che due dipendenti di Essegiemme, almeno uno un testimone oculare, raccontano così (per tutelarli, visto che ancora lavorano nell'ufficio, non si faranno i loro nomi). «Tante volte - spiegano - abbiamo fatto segnalazioni su quanto stava accadendo a chi avrebbe dovuto controllare. Ma non è accaduto nulla. Nel punto vendita Fs del Serraglio - continuano - venivano un paio di balordi a portare pacchi di biglietti ferroviari comprati alla stazione centrale con una carta di credito o rubata o clonata. Si trattava di numeri importanti: anche 30 o 40 per volta e per cifre considerevoli».  Secondo i due dipendenti i biglietti Fs sarebbero stati consegnati a qualcuno della biglietteria del Serraglio: «Che con i balordi contrattava il prezzo di acquisto: invece di pagarli la cifra effettivamente spesa li acquisiva per la metà. Se i biglietti avevano un valore di 300 euro li pagava 150». A quel punto il gioco di prestigio - secondo i dipendenti - preveda lo storno di 150 euro dalla contabilità generale, l'emissione di biglietti nuovi per pari importo e la successiva vendita in contanti. Facile fare i conti: «Gli altri 150 finivano nelle tasche di qualcuno». E non nella casse Fs. E' questo che i lavoratori Essegiemme avrebbero raccontato alla Finanza nelle deposizioni. E molto altro. «E' tutto nero su bianco - dicono - anche come veniva gestito quell'ufficio. Con i soldi, anche decina di migliaia di euro, tenuti in cassetti con la chiave inserita che tutti potevano aprire». Tutto vero? Tutto falso? Spetterà all'assessore Caverni, nella risposta in consiglio, verificare quanta parte di verità la storia contenga.  Certo è che Ferrovie dello Stato, nel luglio di tre anni fa, revocarono la concessione per la vendita di biglietti alla Cap - che nella vicenda semmai è tra le parti lese - improvvisamente e apparentemente senza spiegazione. «C'era un ammanco di appena 30 euro - ricorda il direttore Alberto Banci - e di altro certo non sono a conoscenza». All'epoca rispose Trenitalia: «Non è questione di un biglietto. Non è per questo che abbiamo sospeso il servizio. Stiamo verificando l'esitenza di irregolarità contabili più rilevanti».

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