Il Tirreno

Prato

Domani l’ultima messa, raccolte 500 firme per convincere il vescovo a cambiare idea. Un progetto da un milione di euro

Don Antonio, addio alla parrocchia-tenda

Eleonora Barbieri
A sinistra, don Antonio Pacilio Sopra, la chiesa
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A sinistra, don Antonio Pacilio Sopra, la chiesa

Ma i fedeli lo difendono: «Non vuole la chiesa di mattoni che la Chiesa fa costruire»

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 PRATO. «Non voleva la chiesa fatta di mattoni, ma è riuscito a costruire quella in carne e ossa». Così il coro e i parrocchiani di S. Antonio Maria Pucci ringraziano e salutano il parroco don Antonio Pacilio. Domani alle 10, celebrerà la sua ultima messa nella parrocchia-tendone a Grignano dove ha trascorso tre anni. Dopo dovrà fare le valigie e prepararsi al nuovo incarico che la Curia gli affiderà.  Ormai la decisione è presa. I parrocchiani hanno tentato di far cambiare idea al vescovo Simoni attraverso colloqui e anche presentando 500 firme raccolte in quattro giorni tra i 1.500 fedeli che fanno capo alla parrocchia, ma inutilmente. Troppe divergenze sul futuro di quella chiesa in una precaria e provvisoria sorta di tensostruttura. Per la Curia è il momento di realizzarla in mattoni, per don Antonio invece no. Il 37enne parrocco di origini napoletane, già attivo a S. Paolo, Chiesanuova e S. Domenico, ora non se la sente di prendere sulle sue spalle e su quelle dei parrocchiani il peso di un mutuo.  L'intervento costa circa un milione di euro e sarà coperta in parte dalla Cei e in parte dalla parrocchia. Don Antonio chiede tempo, ma la Curia va avanti con il suo progetto con un altro parroco che arriverà a settembre.  Dalla Curia fanno sapere che le motivazioni del trasferimento sono diverse e sottolineano che don Antonio è stato mandato lì con quel preciso compito, portato avanti anche dal suo predecessore. Inoltre garantiscono che il vescovo Simoni, nel prendere questa decisione, ha tenuto conto di tutte le esigenze pastorali.  I parrocchiani non sembrano pensarla nella stessa maniera: «Le motivazioni non sono ritenute accettabili dalla maggioranza di noi che pur rispettando la decisione del vescovo non la condividono nella maniera più assoluta». Pur di partecipare alla messa con don Antonio, questi parrocchiani hanno sopportato il caldo asfissiante e il freddo più tremendo che la chiesa-tendone porta con sé d'estate e d'inverno. «Preferiamo sopportare le intemperie che perdere don Antonio. Stiamo pagando un prezzo troppo alto».  Dunque è l'ora dei saluti e dei ringraziamenti: «In questo momento difficile per i problemi che attanagliano tutta la Chiesa abbiamo avuto la fortuna nel trovare un sacerdote che è riuscito a da accrescere in noi la fede senza che ci facessimo assalire da dubbi e incertezze. Don Antonio noi ti ringraziamo per tutte le cose che ci hai insegnato e che rimarranno scolpite dentro di noi. Ti ringraziamo per le serate trascorse con te a ridere e scherzare. In quel momento sei stato il figlio e il fratello che tanti di noi avrebbero voluto avere. Ti auguriamo tutto il bene possibile e che tuo cammino riesca a superare tutti gli ostacoli che inevitabilmente si ripresenteranno in futuro, sappi che in qualsiasi momento ti staremo sempre vicino. Da lunedì prossimo non sarai più il nostro parroco, ma nessuno e per nessuno motivo riuscirà mai a toglierti dai nostri cuori».

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