Italia
Il libro che non c'è fa già discutere e divide i pratesi
Alessandro Pattume
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Enrico Tordini autore di Diario di un cinico 4 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Enrico Tordini è un piccolo caso letterario. Ancora prima che il suo "Diario di un cinico" arrivi nelle librerie, a Prato i lettori sono già divisi. C'è chi lo addita come razzista e maschilista, ma c'è anche chi lo difende perchè i suoi racconti sono dei veri e propri pugni nello stomaco dei benpensanti. Lui fa spallucce, accende il sigaro e dice: «Quello che racconto è tutto vero». Quella del cinese in "Bada che ugnelli che c'ha, pare il gatto del Melani" è la storia, per esempio, che forse sintetizza meglio una polemica che l'autore stesso ha contribuito a scatenare, inviando il libro prima della sua distribuzione a una sessantina di conoscenti. Una mattina, si legge nel racconto, gli avventori di un bar vengono attirati in strada dal botto di un incidente. L'ape di un cinese si è schiantata contro il cassonetto dei rifiuti e nonostante il conducente orientale sia a terra ferito, e si lamenti, i testimoni s'inalberano in una discussione intorno al gatto del Melani senza prestargli il minimo aiuto. Ma ci sono anche altre scene di vita quotidiana, condite con cattiveria e ironia: "La festa dell'oratorio" oppure "Il vicino petulante", in cui si confronta con nostalgia il vecchio inquilino alcolizzato che picchiava la moglie con la coppia insediatasi da poco, insipida e antipatica. E poi le donne e le discussioni degli uomini sulle donne ("Donne", "Fascinose o rizzacazzi?", "Il controllo di gestione"), e molto altro ancora compreso "Il benzinaio psichedelico", che consiglia a tutti, all'autogrill, di farsi servire il caffè nelle tazzine di carta perchè non si sa mai. Insomma, Tordini si presenta subito come un autore scomodo e senza falsi pudori. E il risultato è che dalla sua penna non esce certo una Prato da cartolina, ma un paese pieno di miserie. E per fortuna d'ironia. Tordini, il suo libro non è ancora uscito e già infuria la polemica. «E' vero, me ne hanno dette di tutti i colori, ma credo che ad attaccarmi sia stata gente soprattutto priva di senso dell'umorismo. L'ironia invece è una forma di difesa, una vera e propria necessità di questi tempi, e i miei racconti ne sono pieni. E poi, per inciso, chi l'ha detto che un uomo è per forza quello che scrive? Io non sono uno scrittore professionista, ma i miei racconti sono ispirati tutti alla quotidianità, ai personaggi reali che incontro, alle scene vere cui assisto. Mi guardo intorno, registro e riporto sulla pagina attraverso la mia lente deformante. Il motivo degli attacchi però, credo sia anche un altro». Quale? «Penso dia fastidio sentirsi tirar fuori il mostro che ognuno ha dentro, soprattutto quando non lo si riesce ad accettare. Quelle a cui i miei racconti danno tanto fastidio sono proprio le persone che per prime corrono alla finestra per assistere al marito che picchia la moglie, per esempio. Non so se mi spiego». Perfettamente. Però è innegabile un'attenzione particolare per le miserie della gente e per le scene forti. «Certo. Io sono cresciuto con la beat generation e poi son passato direttamente a Irving Welsh e alla suburbia scozzese, più che a Bukowsky. Poi sono arrivati anche Lansdale e Wallace. Come diceva un personaggio di "Berlinguer ti voglio bene", in un paese ci sono solo il farmacista, il buco e il carabiniere. Tutti gli altri non contano. Ecco, a queste cose faccio attenzione: ai personaggi di quartiere, ai rapporti tra la gente, alle storie che mi si conficcano in testa. Il politicamente corretto è un'ipocrisia e basta: io sarò felice quando potrò mandare a quel paese un nero senza essere tacciato di razzista». E degli scrittori pratesi che dice? «Io adoro Edoardo Nesi, anche perchè considero "Fughe da fermo" un manifesto generazionale. Ho anche apprezzato il suo ultimo libro "Storia della mia gente", ma l'ho trovato troppo autoindulgente. A Prato ci stiamo impiccando all'albero che ci siamo scelti e credo che non fosse imprevedibile pensare che una tecnologia povera come quella tessile prima o poi sarebbe stata preda dei paesi in via di sviluppo». Ha già qualcos'altro in cantiere? «No. Preparare "Diario di un cinico" mi ha prosciugato. Fino all'anno scorso scrivevo per passione solo sui blog e il contratto con la casa editrice è arrivato quasi per caso, portando via molto tempo alla mia vita familiare. Aspetterò la presentazione ufficiale a settembre e poi staremo a vedere».
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