Il Tirreno

Prato

Sasch verso la cassa integrazione

Ilenia Reali
La sede dell’azienda di abbigliamento Sasch
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La sede dell’azienda di abbigliamento Sasch

Tardi: «Le aziende di produzione non hanno difficoltà rilevanti»

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 PRATO. La riunione è stata lunga ma la trattativa lampo. Lunedì, in Provincia, sarà firmato l'accordo per la cassa integrazione straordinaria dei 43 esuberi della Sasch. Chi, nel frattempo, lascerà l'azienda avrà 5.300 euro di incentivo all'esodo. Oggi i sindacati informeranno i lavoratori dell'intesa raggiunta con l'azienda e saranno chiamati a dare il via libera. Intanto proseguono le manovre per risolvere la crisi finanziaria della Sasch.  Le aziende che orbitano intorno all'azienda delle famiglie Cenni e Giovannelli sono numerose. Nel grafico ci sono quelle legate alla capofila, la Go-Fin, a cui vanno aggiunte le aziende estere. Le società, chi più chi meno, soffrono delle difficoltà della Sasch (non fosse altro per i problemi di liquidità che pesano su uno dei soci maggioritari) e uno degli obiettivi principali è quello di riuscire a separare azienda da azienda senza fare di tutta l'erba un fascio. Un indirizzo condiviso da tutti, sia dai soci sia dagli attori del distretto che sanno bene come si tratti di storie aziendali completamente diverse anche se con soci in comune.  Il consulente e consigliere del cda di Go-Fin Michele Tardi su questo argomento è estremamente chiaro: «La richiesta di ristrutturazione del debito, richiesta non assimilabile a nessuna procedura straordinaria o legata alle leggi fallimentari - commenta - riguarda solamente Sasch e le aziende legate ai negozi. Non a quelle di produzione che hanno difficoltà finanziarie e patrimoniali assai modeste rispetto a quelle di Sasch. Si tratta di problematiche solo legate alla crisi che il distretto sta vivendo». Eurotintoria, Gommatex e le altre non rischierebbero nulla. «E anche per quanto riguarda una riorganizzazione degli assetti societari è assolutamente prematuro parlarne. Adesso siamo concentrati sul business e i rapporti con i nostri creditori. Stiamo aspettando di poter riunire collegialmente gli istituti di credito per presentare il nostro piano. Ritengo che ci saranno le condizioni a settembre anche se noi saremmo pronti già tra 10-15 giorni».  L'attenzione è concentrata sulla banche ma anche sui fornitori che hanno presentato circa 600-700.000 ingiunzioni. «Si tratta di una cifra non importante rispetto ai numeri della Sasch e stiamo valutando caso per caso: quando si tratta di richieste corrette, e quindi a cui non facciamo opposizione, ci accordiamo per liquidare. Per quanto riguarda gli altri abbiamo raggiunto accordi per pagamenti dilazionati ma non certo per cancellare i crediti che vantano nei nostri confronti».  Tardi quindi smentisce le voci di un possibile ricorso alla Prodi bis o a concordati e racconta di un'azienda «che con le entrate che arrivano dai negozi fa fronte alle spese giornaliere con una buona capacità di autofinanziamento».  Intanto i soci meno coinvolti negli affari del gruppo Sasch stanno a guardare cosa accade e tengono rapporti strettissimi con i colleghi dei consigli di amministrazione. Luigi Guarducci dell'omonimo lanificio, socio con Gommatex, della Ews, parla poco volentieri e si limita a commentare che «l'azienda va avanti con le difficoltà di tutte le altre del distretto».  E' più diretto invece l'imprenditore Roberto Bini, socio di Eurotintoria. «L'azienda sta andando bene dal punto di vista produttivo. E' ovvio che risente un pochino di più delle difficoltà finanziarie del socio che ha il 50%. In particolare per quanto riguarda l'accesso al credito».  «Non ritengo - aggiunge - che ora ci siano difficoltà particolari ma se ci fossero da parte mia c'è la disponibilità ad intervenire per un'iniezione di liquidità. Credo in quell'azienda, che è una bella azienda, e sono pronto a fare la mia parte».  E Bini è categorico anche su un altro punto. «E' bene chiarire che Eurotintoria va valutata come Eurotintoria e non come azienda del Gruppo Sasch perché è una cosa a parte. E' autonoma e deve rimanerlo: non a caso non è inserita nel progetto di ristrutturazione del credito che Sasch sta presentando alle banche».

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