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"Io, se fossi il premier" Nesi scrive a Berlusconi sui giovani senza futuro
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Sopra, lassessore e scrittore Edoardo Nesi. A sinistra, Silvio Berlusconi 2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Quasi mezza pagina del Corriere della Sera per una lettera aperta al premier, Silvio Berlusconi. E' un vero privilegio quello toccato a Edoardo Nesi, di potersi rivolgere con ampiezza di argomentazioni e grande evidenza mediatica a un presidente del Consiglio di solito più avvezzo al monologo televisivo che a dover dare risposte su temi stringenti. Era un mese che l'idea gli frullava in testa, racconta Nesi. Scrivere una lettera aperta al ministro Tremonti sulla generazione perduta, sui giovani che escono oggi dalle scuole superiori e dalle Università e che non vedono un futuro, sui trentenni costretti a un eterno precariato, sui talenti e le capacità perdute, sulle idee che non diventano nuove imprese, sul lavoro che non c'è. Poi gli hanno fatto notare che tanto valeva scriverla al premier, a Silvio Berlusconi, che avendo mantenuto l'interim per le attività produttive (dopo le dimissioni del ministro Scajola), era oltretutto il legittimo dirimpettaio di Nesi, scrittore sì, ma anche assessore allo sviluppo economico (e alla cultura) della Provincia. Così un mese dopo («l'ho scritta e riscritta chissà quante volte, ogni giorno cambiava qualcosa nella manovra finanziaria e si aggiungevano nuovi spunti») quella lettera è diventata ieri quasi mezza pagina del Corriere della Sera, "prima" di Economia: "Caro Silvio, ecco che farei se fossi ministro per le imprese". Nesi è contento: «Ho ricevuto tantimessagi, anche di gente commossa. Speriamo possa aprire un dibattio su questo tema che mi sta a cuore». Nesi chiude la lettera sul Corriere chiedendo a Berlusconi, di «dare il buon esempio, per una volta, maledizione». Lui nel suo piccolo sta provando a farlo. «Sto lavorando a un progetto, insieme alla Regione, per aiutare i giovani che hanno buone idee a trasformarle in impresa. Non è facile, ma i fondi si possono trovare: bisogna individuare le forme e gli strumenti giusti».
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