Il Tirreno

Prato

«Il progetto del parco? Fotocopia del mio»

Maria Lardara
L’ex assessore Curcio
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L’ex assessore Curcio

L'ex assessore Curcio: «C'erano anche i finanziamenti. Dove sono?»

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 PRATO. Per loro il nuovo progetto di restauro delle Cascine di Tavola equivale alla proverbiale scoperta dell'acqua calda. Dal cassetto, secondo l'ex assessore comunale all'Ambiente Camilla Curcio, «è stato ritirato fuori un qualcosa di già fatto: quello della giunta Cenni è un doppione». Il sogno di una piccola Venezia nell'oasi delle Cascine, tra i canali dove scorre l'acqua depurata di Baciacavallo, iniziò a tentare l'ex assessore alla fine del 2004. «Furono fatti investimenti utilizzando i fondi ministeriali Cipe. L'ultimo finanziamento che ho lasciato in assessorato ammontava a 500mila euro - racconta Curcio - Cifra che doveva servire a finanziare lo studio di ricostruzione dei canali e una prima fase di realizzazione degli interventi, mentre Gida si sarebbe occupata dello studio delle acque. Che fine hanno fatto quei finanziamenti? Non è stato valorizzato il progetto di allora che, con l'insediamento della nuova giunta, si arenò». Ci lavoravano i tecnici dell'assessorato all'Ambiente, in vista di tre fasi d'intervento: messa in sicurezza dei canali, sistemazione degli argini e poi riallagamento degli antichi corsi.  Ma c'è un'altra persona che ha qualcosa da dire sui grandi progetti per il parco. Uno che quella distesa verde di 272 ettari di terreno la conosce come le sue tasche. E che, guarda caso, nel 2004 aveva fatto una proposta per recuperare i manufatti artistici e architettonici lì presenti, in modo da adibirli ad altre attività: casa del Caciaio, casa del Guardia, la rimessa delle barche e il podere delle Colline. Piccoli gioielli architettonici da valorizzare contemplati anche nel progetto firmato dall'architetto Giuseppe Centauro, presentato lunedì scorso in commissione Urbanistica. Un passo indietro che Alessandro Venturi di Slow Food ripercorre volentieri. «Centauro ha ripreso un lavoro preesistente, modificando semmai le destinazioni dei manufatti che nel nostro progetto erano leggermente diverse. Siamo contenti che questo vada avanti - puntualizza Venturi - ma verso Slow Food bisognerebbe avere un atteggiamento di rispetto, non di sospetto, per l'attività progettuale e le idee che allora furono messe in campo».  Nell'ipotesi di Slow Food il podere delle Colline avrebbe dovuto accogliere uno spazio di ospitalità, non un centro didattico per gli studenti universitari del restauro. «Anche noi per la casa del Guardia avevamo pensato ad allestirci un punto di cucina, sfruttando la collaborazione con l'istituto di alberghiera, mentre per il rimessaggio delle barche la proposta originaria prevedeva di farci un museo di civiltà ambientale. La nostra idea era quella di abbinare tre elementi chiave che hanno fatto la storia delle Cascine di tavola: agricoltura, ambiente, alimentazione. Il nuovo progetto ricalca all'80% quello precedente: noi - osserva Venturi - avevamo tralasciato il recupero di ponti e canali».  Un progetto, quello di Slow Food, che poi è diventato quello dell'amministrazione comunale, tenendo conto sia dell'operazione sui manufatti che sui canali. «A seguirlo - conclude Curcio - era stato sempre l'architetto Centauro con il supporto dell'Università di Firenze».

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