Il Tirreno

Prato

Troppo pochi, disorganizzati e arrabbiati

Cri.Or.
Controlli dei vigili per strada
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Controlli dei vigili per strada

Cgil, Cisl, Uil e rappresentanze dei vigili affondano Milone: «Riforma senza senso»

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 PRATO. E' dai numeri che si capisce come e quanto sta cambiando il servizio sul territorio della polizia municipale dopo l'entrata in vigore della contestatissima riorganizzazione. Se prima in strada a fare anche quel servizio di mediazione sociale così utile ai cittadini c'erano 42 vigili, dal primo luglio ce ne sono 22. Praticamente dimezzati. «Ventidue persone suddivise in 11 turni significa una pattuglia per turno e che Dio ce la mandi buona».  La riforma del servizio targata Milone ha fatto arrabbiare i vigili - almeno la maggioranza che ha bocciato le novità in un referendum - e i sindacati. «Perchè le forme di protesta dei prossimi giorni - spiegano i segretari generali Funzione pubblica Cgil Cisl e Uil, Giovanni Iorio, Marco Bucci e Luciano Mencacci, riuniti alla Camera del Lavoro - non hanno nulla a che vedere con la politica, quella che ci ha accusato di fare Milone, e molto con il disagio dei lavoratori e con i servizi che verranno, per forza di cose, a mancare ai cittadini». La mobilitazione è generale: si parte domani con un'assemblea pubblica in piazza del Comune dalle 9 alle 11, poi il 29, un giovedì, con lo sciopero che riguarderà le prime due ore per ogni turno di servizio. «Siamo tutti d'accordo con l'esigenza di contrastare l'illegalità - ha detto - ma ci piacerebbe che il concetto venisse allargato e non riguardasse solo i cinesi e i vigili».  Cgil, Cisl e Uil e le rappresentanze sindacali della polizia municipale - presenti Alberto Bessi, Cgil, Enrica Cappelli,Cisl, Patrizia Pini e Immacolata Fiume, Uil - contestano la chiusura dei distretti - Est, Ovest, Nord, Sud - «perchè si sguarniscono le periferie e si abbandonano le centinaia di segnalazioni dei cittadini che resteranno nei cassetti»; la centralizzazione dei servizi al comando di piazza Macelli («una struttura - dicono - assolutamente inadeguata che ha bisogno di interventi che non vengono fatti, senza spazi sufficienti, igienicamente inadatta, con spogliatoi misti per uomini e donne ricavati, come fanno i cinesi nelle ditte che noi chiudiamo, in spazi fatti con assi di compensato»). E l'organizzazione del lavoro («con turni assurdi e senza chiarezza nei compiti»). Risultato: meno multe, meno interventi di vicinato («è incredibile - sbotta Mencacci - polizia e carabinieri istituiscono il poliziotto di quartiere e noi lo leviamo»), tanti controlli ai cinesi e qualche insicurezza in più: «Perchè - spiegano Patrizia Pini e Immacolata Fiume - nessuno di noi ha una preparazione specifica».  Anche il concorso per l'assunzione di altri 13 vigili rischia di saltare: «La graduatoria di quello fatto due anni fa - sottolinea Mencacci - è ancora aperta. Da lì bisognerebbe attingere. Credo che i ragazzi in attesa di chiamata si stiano organizzando».  Marco Bucci evidenzia le difficoltà nel dialogo col Comune: «Non è concepibile svolgere un percorso riorganizzativo in modo unilaterale parlando, come è accaduto, di decisioni incontrovertibili. Nessuno mette in discussione che spetti all'assessore dettare la linea politica e dire l'ultima parola, ma dopo un confronto, dopo aver ascoltato le criticità e nel rispetto del contratto di lavoro». L'affondo alla giunta Cenni proviene da Mencacci: «Sono e resto uomo di destra, ma questa giunta mi ha profondamente deluso. Se Milone ha troppi ricordi di quando era poliziotto - dice - torni a farlo. I compiti dei vigili sono un'altra cosa. E la smetta di appropriarsi di meriti di altre forze di polizia».  Le conclusioni corali: «Tutti noi vorremmo la garanzia di una maggiore sicurezza, ma la riorganizzazione decisa da Milone ha più il sapore di uno spot pubblicitario che di volontà di risolvere i problemi della città».

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