Italia
Indigente ma sfrattata dall'associazione religiosa una coppia con figli minori
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Paola Tricoli in affitto a Casa Felice Giusti, il presidente de "Gli amici di suor Erminia": «Dovevano dimostrare di avere la casa come priorità»
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PRATO. Non stanno in affitto, ma è come se lo fossero perché pagano anche fino a 600 euro al mese per abitare lì. Hanno trovato un tetto per un'opera pia della parrocchia di Vergaio e dell'associazione "Amici di suor Erminia" ma dovranno lasciarlo, perché la struttura (Casa Felice, in via di Vergaio 24) chiuderà i battenti dopo l'estate. Lui è Giuseppe Tricoli, invalido al al 95% e con una pensione di 660 euro al mese. Lei è Paola, troppo impegnata ad accudire il marito per lavorare. Marito e moglie di mezz'età: tre anni fa bussarono alla porta della parrocchia per un aiuto visto che un affitto non se lo potevano permettere, con una pensione così magra. Li misero in contatto con un'associazione di accoglienza, "Amici di suor Erminia", il cui presidente Luca Giusti è anche un dipendente di Caritas. I coniugi Tricali dovevano figurare come ospiti, appunto. Tenuti però a pagare una quota mensile variabile, anche 600 euro considerando le spese per il riscaldamento invernale: la struttura infatti si autofinanzia con i contributi versati dai 5 nuclei in sub-affitto, visto che a sua volta l'associazione lì in affitto deve un canone al proprietario. In pratica, se qualcuno salta una mensilità sotto forma di rimborso spese, come nel caso dei signori Tricali impossibilitati a pagare, allora gli "Amici di suor Erminia" che non rientrano nelle spese devono rimetterci di tasca propria. «Siamo al limite, renderemo la casa alla proprietà e faremo le disdette delle utenze. Quando misi in piedi questa casa di accoglienza nel 1999 - racconta Giusti - a Prato non era emergenza abitativa, tanto che inzialmente con gli altri soci si pensava di dare una mano agli immigrati albanesi. Agli inizi l'associazione fu sostenuta dal Comune, ora la nostra situazione non viene vista come un problema». Fatto che sta quando Casa Felice chiuderà i battenti, ci saranno delle famiglie messe alla porta. I coniugi Tricoli che hanno dei figli minori a carico e lunedì scorso hanno rischiato di vedersi tagliata dall'Enel l'elettricità, stanno impugnando una battaglia legale. Si sono affidati a Edda Giuberti, combattiva segretaria di "Noi Consumatori della Toscana", associazione nell'orbita della destra che a Prato sta facendo proseliti. E che ora minaccia querele contro gli "Amici di suor Erminia", per il tramite del proprio legale Davide Cappetta. «Non possono mandare lo sfratto - fa notare Edda Giuberti - visto che manca un contratto d'affitto. In più la famiglia in questione aveva ricevuto un'eredità di 3mila euro che è sfumata per rimettersi in regola con i pagamenti: dà fastidio che questa gente di chiesa utilizzi la sua posizione per esercitare potere». Che la famiglia abbia ricevuto l'invito a pagare gli arretrati o ad andarsene, lo conferma Giusti. «Eravamo disposti a dare una mano alla famiglia cercando di ottimizzare le loro risorse economiche, con la spesa fatta dalla parrocchia o attraverso l'Emporio Caritas. Ma loro dovevano dimostrare la volontà di tenere alla casa, mettendola tra le priorità di spese».
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