Il Tirreno

Prato

Sasch tratta con i sindacati

Il gruppo ha un debito di 160 milioni con le banche

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 PRATO. Primo incontro tra i vertici Sasch e i sindacati Cgil, Cisl e Uil dopo l'avvio della procedura di mobilità per 43 dipendenti dell'azienda capofila del gruppo che fa riferimento al sindaco Roberto Cenni. Incontro interlocutorio che si è svolto sotto la regia di Michele Tardi, il nuovo consulente del gruppo e alla presenza, tra gli altri, dell'amministratore delegato Giacomo Cenni.  I big del gruppo hanno rappresentato ai sindacati la situazione complessiva delle società, senza - pare - entrare nel merito delle questioni, nemmneno quelle che attengono ai lavoratori. Se ne riparlerà domani, al termine dell'assemblea che Cgil, Cisl, Uil hanno convocato con i lavoratori le cui conclusioni - se ci saranno - verranno portate nella riunione con i vertici aziendali convocata immediatamente dopo per riprendere le trattative.  Delicatissima e difficile la situazione economica del gruppo Sasch, che è indebitato con un numero estremamente alto di banche per circa 160 milioni di euro. L'ordine di grandezza è questo e riguarda società nazionale ed estere.  Ai sindacati è stato spiegato che dopo lo stop delle banche al credito, un altolà avvenuto mesi or sono, il gruppo ha iniziato a predisporre un difficilissimo piano aziendale - ormai è pronta una prima bozza - che prevede un forte contenimento dei costi. Sono 15 i negozi improduttivi tagliati in questi mesi, 43 gli operai della capofila per i quali è stata chiesta la mobilità; un anno fa furono nove le lavoratrici dell'azienda satellite Mi-Mill a finire in cassa integrazione. Ma contenimenti sostanziosi sono previsti anche dalla riorganizzazione della catena di produzione. Il gruppo ha intenzione di eliminare il passaggio, fin qui compiuto, dai magazzini della sede di Capalle della merce prodotta all'estero. Per intenderci, se la produzione avverrà negli stabilimenti cinesi passerà direttamente nei punti vendita più vicini, per esempio in quelli russi, che pare non abbiano subito diminuzioni, senza passare dall'Italia. Fondamentale per le sorti del gruppo l'efficacia del piano industriale che con ogni probabilità non potrà essere presentato alle banche prima di settembre.  Sulla base dei numeri, della riorganizzazione e del risparmio, gli istituti di credito coinvolti nella vicenda Sasch decideranno le sorti future delle società. Forte la preoccupazione dei sindacati per il numero di lavoratori che rischiano il posto: diverse centinaia nel distretto pratese. La prima mossa di Cgil, Cisl e Uil sarà quella di cercare una via di uscita per i 43 dipendenti della capofila trattando sulla cassa integrazione straordinaria. C.O.

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