Sicurezza
Chiuso ristorante: l'Asl ha trovato amianto
Maria Lardara
I gestori del locale "Il calcetto" di Mezzana chiedono i danni ai proprietari
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PRATO. Ora il ristorante non ce l'hanno più, ma per tre anni hanno lavorato a stretto contatto con le fibre d'amianto. E senza saperlo: un'ispezione a sorpresa dell'Asl dello scorso 28 giugno li ha lasciati letteralmente a piedi. E' scattato infatti il fermo dell'attività di ristorazione dentro lo Sporting Club di Mezzana. Le motivazioni sono gravi, gravissime: provvedimento di chiusura per tracce di amianto e pannelli d'eternit rinvenuti in tutta l'area e lungo il perimetro delle mura. Ma loro, i coniugi Giuseppe Pistolesi e Beatrice Mariotti, titolari de "Il Calcetto", hanno deciso di andare fino in fondo e di affidarsi a un legale, l'avvocato Michele Giacco. Perché lì stavano con un contratto di locazione dell'immobile ed erano gli intestatari dell'attività, ma sia il terreno del ristorante-pizzeria che quello del calcetto è di proprietà di due anziane sorelle. Ne nasce un intricato contenzioso tra privati, ma la questione provoca sconcerto perché c'è di mezzo la salute dei cittadini, che inconsapevolmente possono aver rischiato sulla propria pelle andando lì. Hanno respirato amianto, mangiato amianto e magari persino giocato a pallone sull'amianto. Con questo materiale cancerogeno non si scherza, si sa. E quella, secondo una stima abbozzata dall'avvocato Giacco, è una zona frequentata da 100mila utenti all'anno. «Dal 2007 nessuno ci aveva avvisato della presenza di amianto, la licenza sanitaria era in regola. Qui - fa notare Pistolesi - per togliere tutto l'amianto andrebbe rasa tutta la struttura al suolo. Ebbi il sospetto una volta, quando nel cercare di aprire un passavivande, mi accorsi di quello che c'era sotto la superficie. Sta di fatto che io e mia moglie abbiamo perso la nostra fonte di sostentamento. Costretti a "ferie forzate", perché per riaprire l'altro ristorante chiuso ("Sottovoce" a Vaiano), dovremo rimettere mano a nuovi investimenti». Ma la pagina più brutta è forse un'altra. Anche perché l'attività sportiva derivante dai cinque campi di calcetto (la gestione dello Sporting Club è di Cristiano Sonetti, figlio dell'allenatore Nedo) va avanti tranquillamente. Ma il nemico invisibile è lì, a due passi. «Sotto lo spogliatoio si nasconde una discarica d'amianto che viene stoccato lì. La scoperta - racconta Pistolesi - è stata fatta tempo fa nel mettere mano alle tubature sotto il ristorante». Ma lo spogliatoio sorge a fianco della pizzeria, da lì i campi distano giusto venti metri. Sull'immediato però il rompicapo peggiore è per i coniugi Pistolesi, gestori del ristorante su una struttura che, a quanto dicono i personaggi coinvolti nella vicenda, sarebbe stata condonata negli anni Settanta con l'amianto dentro. «La nostra risposta - spiega l'avvocato Giacco - sarà un esposto alla Procura contro i proprietari, con la richiesta di risarcimento che si aggira complessivamente intorno ai 2 milioni di euro. Ne chiederemo un milione, solo per il danno causato sull'immediato. Immagino che con il provvedimento di chiusura sia stata coinvolta anche la proprietà. Ora con un Atp (accertamento tecnico preventivo, ndr), inizieremo una causa per danni: la casistica della giurisprudenza è a nostro favore». Rimane l'incognita di come mai il ristorante sia stato chiuso dall'Asl, mentre il campo sportivo no. Sembra che nel primo caso l'amianto rilevato fosse troppo sciupato e sfaldato.
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