La manifestazione
Il gruppo che fa a capo al sindaco Cenni sta cercando a fatica di superare la fase di crisi
Sasch dimezza il personale
Ilenia Reali
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Lo stabilimento Sasch di Capalle: gli esuberi riguardano metà del personale La procedurà di mobilità riguarderà 43 dipendenti
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PRATO. Il gruppo Sasch dà il via a una importante riduzione di personale. L'azienda capofila del gruppo tessile e di abbigliamento che fa riferimento al sindaco Roberto Cenni dimezzerà i propri lavoratori nella sede di Capalle. La proprietà l'ha già comunicato nei giorni scorsi al personale: si parla di una procedura di mobilità che coinvolgerà 43 persone. A differenza della riduzione di un anno fa nell'azienda satellite Mi-mill questa volta, oltre al numero assai più importante di esuberi (furono nove le lavoratrici poi messe in cassa integrazione), saranno toccati un po' tutti i comparti. La riduzione più consistente toccherà al magazzino con 16 lavoratori ritenuti in esubero e alla modelleria ma tagli al personale sono stati previsti anche in altri settori, dall'amministrazione all'ufficio stile. I motivi per cui Sasch mette mano al proprio organico è facilmente intuibile e collegabile alla crisi che il Gruppo sta affrontando ormai da un paio di anni: una riduzione del fatturato, l'incidenza quindi elevata dei costi fissi e i problemi finanziari in questo periodo all'ordine del giorno. La riduzione, nelle intenzioni di Sasch ora pilotata dal nuovo amministratore Michele Tardi, dovrebbe ridisegnare il profilo aziendale per adeguarla al nuovo giro d'affari. Un'operazione che arriva in un momento di particolare difficoltà dell'azienda che continua ad avere un forte indebitamento sia con le banche sia con i fornitori. E a questo si aggiungono anche le difficoltà del mercato interno che ha visto una riduzione importante dei negozi a marchio Sasch. L'ultimo ad abbassare la saracinesca è stato qualche settimana fa il punto vendita di Empoli. Una riduzione di personale per cui sarà attivata una trattativa sindacale che con ogni probabilità, come ormai accade in tutto il distretto, porterà a un accordo sulla cassa integrazione straordinaria. Un anno in più per i dipendenti che vedrebbero, sommando poi il periodo di mobilità, veder aumentati i termini in cui sono "coperti" dagli ammortizzatori sociali. La riduzione del personale potrebbe essere anche una misura richiesta dagli istituti di credito con cui l'azienda sta cercando di mettere a punto una ristrutturazione del debito e di cui ancora non è stato reso noto l'esito. Difficoltà quelle del Gruppo (Eurotintoria ha terminato la cassa integrazione ordinaria ed ha già firmato un accordo per la straordinaria) che si stanno propagando a macchia d'olio in un distretto già profondamente in crisi. Dietro le grandi aziende, anche in questo caso, c'è un indotto che sta soffrendo per il ritardo dei pagamenti e per il calo del lavoro.
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