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Prato

Prato, la città giovane dove di anno in anno crescono i centenari

Sara Camaiora
Prato, la città giovane dove di anno in anno crescono i centenari

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Sono 72 gli abitanti con almeno 100 anni, quasi 2.000 quelli oltre i 90. Lo rivela l'ultima indagine demografica 2010 sul comune di Prato. Dati nettamente in crescita. Basti pensare che appena vent'anni fa coloro che superavano i 90 anni erano 586 e i centenari solo 5. L'aumento più considerevole si è verificato tra il 2008 e il 2009: 1.962 coloro che superavano i 90 e 84 i secolari al 31 dicembre dell'anno scorso, 1410 i primi e 84 i secondi l'anno precedente. I dati di quest'anno risalgono al 31 marzo. Si tratta di cifre in linea con l'andamento nazionale che ormai da anni registra un netto invecchiamento della popolazione. Tra le varie città italiane, Prato si colloca in una posizione intermedia, considerando che, secondo i dati Istat, i centri con più centenari sono al Nord e vicino al mare (Trieste, Genova, La Spezia), e quelli meno longevi si trovano nel meridione.

«E' difficile confrontare i soggetti longevi di Prato con quelli di altre realtà territoriali», afferma il dottor Stefano Magnolfi, primario di geriatria dell'ospedale. «A differenza di regioni come la Sardegna - aggiunge - in cui l'immigrazione è stata pressochè assente e i centenari sono tutti originari dell'isola, a Prato, che come conseguenza dei flussi migratori rimane la città più giovane della Toscana, anche i centenari sono spesso provenienti da altre regioni e quindi appartengono a gruppi meno omogenei da un punto di vista genetico». Premesso ciò, è inevitabile riscontrare un invecchiamento della popolazione consistente rispetto agli ultimi anni, problematica da affrontare con diversi approcci. L'aumento della sopravvivenza, anche nelle età più estreme della vita, indica che le condizioni sociali e sanitarie degli anziani dell'area pratese sono migliorate considerevolmente negli ultimi anni. I centenari sono persone che spesso, oltre a possedere un corredo genetico particolarmente favorevole, hanno avuto un atteggiamento positivo verso la vita, che li ha incoraggiati a mantenersi attivi anche in età avanzata. Rappresentano, inoltre, un esempio di vita da seguire perchè spesso, pur avendo avuto un numero di traversie non inferiori al resto della popolazione, hanno saputo affrontarle con un atteggiamento propositivo.

C'è da aggiungere, però, che chi raggiunge queste venerande età molto spesso è invalido o non autosufficiente. «Quando si parla di centenari o ultranovantenni - precisa Magnolfi - bisogna distinguere tre categorie: gli "escapers", coloro, cioè, che hanno evitato malattie gravi, i "survivors", coloro che a queste sono sopravvissuti, pur portandosi dietro conseguenze invalidanti, i "delayers", coloro che hanno ritardato patologie invalidanti». Per ottimizzare la situazione bisognerebbe raggiungere un maggior numero di escapers, mentre al momento sono ancora molti i survivors, soprattutto di sesso femminile. Sono infatti, in maggioranza donne coloro che raggiungono il secolo di vita ma molto spesso in condizioni di non autosufficienza. Ne derivano grossi problemi di tipo assistenziale che gli ulteriori tagli alle regioni operati dal governo potrebbero aggravare. «L'aumento delle offerte di residenzialità da parte delle aziende sanitarie c'è stato - conclude Magnolfi - ma non abbastanza da seguire il trend demografico. Coi tagli alle sanità regionali saranno decurtati i fondi per la non autosufficienza, che finanziavano i posti in Rsa. Finchè saremo una società ricca e ci potremo permettere le badanti, il problema della solitudine degli anziani sarà arginato, ma non sappiamo fino a quando durerà questa situazione. La sfida per il futuro è rappresentata dalla necessità di aumentare, attraverso una prevenzione delle principali patologie invalidanti, la percentuale di anziani attivi».

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