Sicurezza
Protesi difettosa, condannata la Stryker
Pasquale Petrella
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Una sala operatoria L'anziana paziente pratese sarà risarcita anche con centoventimila euro
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PRATO. La signora Vanda Morganti, assistita dall'avvocatessa Francesca Meucci, ha dovuto lottare contro una multinazionale e anche contro il pubblico ministero, ma alla fine ha avuto ragione. Il giudice di Firenze ha accolto in gran parte le richieste del legale dell'anziana pratese e disatteso sia la richiesta di assoluzione del pubblico ministero che in tre precedenti casi aveva addirittura chiesto l'archiviazione del processo, sia quella dei legali degli imputati. Una sentenza per molti versi storica che vede un comune cittadino vedersi riconoscere i propri diritti contro una multinazionale, la Stryker, ditta costruttrice di protesi mediche. Il giudice ha condannato Ian Brown, scozzese di 64 anni, domiciliato nello studio romano dell'avvocato Luigi Parenti, in qualità di legale rappresentante della Stryker, ditta scozzese che produce protesi mediche, e assolto l'altro imputato, rappresentante della filiale italiana della stessa azienda. Una condanna penale con un risarcimento di centoventimila euro per l'anziana pratese che, per una protesi ritenuta ora anche dal giudice difettosa, ha sofferto le pene dell'inferno dovendo sopportare dopo il primo impianto un secondo intervento chirugico durato otto ore per la sostituzione della prima protesi. Intervento che interessò la gamba da metà del femore a metà della tibia. Il giudice fiorentino ha accolto la tesi proposta dall'avvocatessa Francesca Meucci che, supportata da una perizia metallurgica, ha dimostrato che quella protesi non era sicura e che il rischio che potesse rompersi era evidente già all'origine. Di qui la responsabilità di chi l'ha prodotta. Una condanna che ha rappresentato uno smacco anche per il pubblico ministero.
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