Sicurezza
Sensori nel cuscino, ecco il tessuto che studia l'insonnia
Ma.La.
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Una maglietta della Smartex con i sensori E' l'ultimo progetto della pratese Smartex (Bini e Milior) che già da anni lavora con Pisa
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PRATO. Furono i primi a mettere in piede nel polo di Navacchio. E a inventare il primo prototipo di maglia che controlla il cuore. Sede legale a Prato, il cuore della ricerca nei laboratori del pisano. Da lì i ricercatori della Smartex non si spostano, nemmeno se apre il Creaf. Lavora sodo la società nata nel 1999 da una scommessa di un gruppo di imprenditori pratesi (tra cui Franco Miliotti e Roberto Bini) per aprire una breccia nella frontiera dell'hi-tech e dei tessuti "intelligenti". La maglia amica del cuore studiata dai laboratori della Smartex, grazie a particolari sensori interni che trasmettono su un cellulare i dati sul battito cardiaco, entrerà nel guardaroba di sportivi e atleti entro la fine dell'anno ma sbarcherà prima sul mercato spagnolo (una società di Valencia è incaricata della distribuzione), poi su quello italiano. Mescolando provette e campioni, i laboratori di Navacchio hanno partorito un altro colpo di genio, sempre nell'ambito del progetto "My heart" (in cui s'inserisce anche l'invenzione della maglietta). Sono le lenzuola tessute con fibre conduttrici di elettricità, in grado di monitorare i cicli del sonno in chi fa fatica a riposare, agevolando così il lavoro dello specialista. Il tutto grazie a sensori collocati sui lati del lenzuolo e collegati al cuscino. Tessuti targati "made in Prato", con il marchio del lanificio Millior. «Siamo ancora in fase di sperimentazione - spiega Rita Paradiso, coordinatrice dei laboratori Smartex - ma si tratta di un'idea molto innovativa da utilizzare per scopri terapeutici, in quanto permette di rilevare la regolarità del sonno monitorando diverse variabili fisiologiche». Le ricerche sugli "smart materials" che si sperimentano a Navacchio si fermano al livello dei prototipi. «Sono diversi i progetti di ricerca che portiamo avanti da cinque anni a questa parte. Sinceramente - fa notare Paradiso - l'insediamento a due passi dall'università di Pisa fu a suo tempo una mossa vincente». L'apertura del Creaf a Prato, che riproduce la realtà di un parco tecnologico con tutti i numeri per emulare Navacchio (con cui peraltro la Provincia ha stretto un'interessante partnership), non lascia però indifferente la responsabile della ricerca. «L'importanza di Prato nel manifatturiero potrebbe giocare a nostro favore per confezionare i prototipi che realizziamo. Una produzione di nicchia che abbiamo bisogno di presidiare continuamente. Fino a poco tempo fa riuscivamo a confezionare con difficoltà questi piccoli quantitativi. Con la crisi e i vuoti d'attività che si sono creati, ora è più facile lavorare con aziende abituate prima solo a grosse produzioni».
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