Sicurezza
La città che produce non ha gradito
Barbara Burzi
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A sinistra, la sede centrale di Cariprato in Palazzo Alberti Sotto a destra, Riccardo Marini Marini è preoccupato e amareggiato: «Informati a cose fatte» E Giusti (Confartigianato) invita a pensare a un'altra banca locale
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PRATO. Per qualcuno è un pezzo della storia di Prato che se ne va, per altri un segnale di mancata fiducia nel distretto. Fatto sta che nessuno ha accolto bene la decisione della Banca Popolare di Vicenza di procedere alla fusione per incorporazione di Cariprato. Il mandato del cda prevede il mantenimento del marchio e la costituzione di una direzione regionale a capo della quale resterà Franco Tonato. La direzione regionale sarà affiancata da un comitato di "esponenti autorevoli del tessuto sociale ed economico toscano e in particolare pratese" con funzione - si presume - esclusivamente consultiva. Il presidente dell'Unione industriale, Riccardo Marini, che è anche membro del cda di Cariprato, non nasconde amarezza e una forte preoccupazione. «Il consiglio di amministrazione è stato convocato all'unico scopo di essere informato di quanto già stabilito dagli organi della Popolare di Vicenza. Margini di discussione non ce n'erano, tuttavia, ho chiesto che si effettuino ulteriori verifiche circa la percorribilità di strade diverse. Come presidente degli industriali sono preoccupato che si assottigli il legame tra il management bancario e il territorio. La direzione e il comitato che si vanno profilando potranno in parte sopperire al venir meno del dialogo diretto fra territorio e banca, ma è evidente che dovranno dimostrare più attenzione, velocità ed efficacia nei servizi se vorranno ottenere la fiducia delle imprese». I presidenti delle categorie artigiane chiedono maggiore chiarezza sul ruolo della direzione e del comitato regionale. «Va chiarito se questi organi avranno un ruolo effettivo o solamente consortile - dice il presidente Cna Anselmo Potenza - in quest'ultimo caso, temiamo che si verifichi un progressivo allontanamento dell'istituto dal territorio». Di fronte a questa possibilità il presidente Confartigianato Luca Giusti si dice pronto a cercare la concertazione con le altre forze economiche e politiche locali per individuare un'altra banca di riferimento. «Auspichiamo la massima cooperazione con Prato nella gestione delle filiali - afferma - Tuttavia, se questo non dovesse accadere, non è escluso che si possa dare vita a una nuova realtà con quelle caratteristiche di cui Prato ha bisogno». Decisa la posizione dei sindacati, i quali rivolgono la loro prima preoccupazione al personale. «Considerando che dopo Asl e Comune, Cariprato è l'azienda più grande come numero di dipendenti, siamo fortemente impegnati a salvaguardare i posti di lavoro affinché il patrimonio professionale del territorio non vada disperso» commenta Stefano Bellandi, segretario Cisl. Intanto le organizzazioni sindacali di Cariprato hanno inviato una lettera agli azionisti in cui si esprime tutta la perplessità per le modalità e i tempi con cui è avvenuta la fusione. «Le responsabilità sociali del vostro ruolo - si legge nella lettera - impongono un'attenta valutazione delle ricadute di questa operazione sui dipendenti e la clientela». Per il segretario Cgil Emanuele Marigolli «mantenere il marchio sul territorio significa ben poco». «Chiediamo un altro tipo di garanzie - aggiunge - mantenere il ruolo di banca di riferimento non vuol dire soltanto continuare a fare la raccolta, ma significa assumere comportamenti coerenti con le esigenze di un territorio a vocazione industriale che deve ritrovare la via dello sviluppo». Incertezza e timori anche tra i commercianti. «Temo - ammette Alessandro Giacomelli - che si possa perdere il contatto diretto con la direzione rischiando di compromettere le relazioni». Secondo Giuseppe Nardini, presidente Unione Commercianti, «l'istituto di credito dovrà dimostrare molta più attenzione di prima a livello locale».
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