Il Tirreno

Prato

«Giudicateci su quello che faremo»

Fabio Barni
Divo Gronchi presidente di Cariprato
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Divo Gronchi presidente di Cariprato

Gronchi assicura: non ci allontaneremo dalla città

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 PRATO. «Le emozioni del momento sono comprensibili ma vi preghiamo di giudicarci sui fatti». All'amarezza della città, il presidente di Cariprato e consigliere delegato della Banca Popolare di Vicenza, Divo Gronchi, risponde chiedendo d'aspettare la prova dei fatti.  La decisione presa segue «la linea che il cda aveva già definito», premette il presidente della Cassa di Risparmio. «La Spa, così come era Cariprato, aveva problemi oggettivi a esprimere in pieno le sue potenzialità - spiega - In prospettiva, invece, vogliamo crescere». Divo Gronchi chiama a uno sforzo di razionalità: «Chiediamo di non essere giudicati sull'onda delle emozioni del momento ma su ciò che sapremo fare». E aggiunge: «Da ogni parte, abbiamo sempre salvaguardato la cultura, le competenze, le professionalità del luogo». Il che - per esempio - significa che le istruttorie per la concessione di mutui e prestiti rimarranno in Toscana. A Prato, per la precisione, dove «creeremo la direzione regionale - riprende - e un comitato esecutivo, perché non vogliamo perdere l'apporto fondamentale dei pratesi e dei consiglieri fiorentini». A che cosa servirà il comitato, è presto detto. «Meglio che da Vicenza, da Prato si potrà vedere dove sta andando il tessile - continua Divo Gronchi - Il comitato gestirà in proprio le elargizioni di liberalità, studierà il tessuto sociale ed economico per mettere a punto gli interventi». La collezione di Palazzo Alberti, per dirne un'altra, resterà a Prato. «A Vicenza non ci sarebbe neppure posto», dice e garantisce Gronchi. Insomma, «nessuno si sta allontanando e nessuno sta lasciando Prato».  Anzi, quando si tratterà di deliberare sulla richiesta di una famiglia o di un impresa, quasi tutto sarà gestito dalla direzione regionale, senza bisogno d'interpellare Vicenza. «Soltanto sopra i 5 milioni di euro», come precisa Gronchi, sarà la direzione generale, in Veneto, a esprimersi. Capita già oggi, del resto, che gli impieghi di una certa entità vengano gestiti dalla capogruppo. Per il resto, a Prato rimarrà «la massima autonomia sui crediti e sulla raccolta». Con una piccola, ovvia differenza. «La carta sarà quella della Popolare di Vicenza e non ci saranno più obbligazioni di Cariprato». Anche gli uomini della Fondazione, che è socia, rimarranno e avranno «un rappresentante nel cda» della Banca Popolare di Vicenza.  Su nessun versante, «vediamo un impoverimento della città - spiega ancora Divo Gronchi - Ci sono tanti uffici sparsi e potrà esserci una riorganizzazione». Il prezzo, tuttavia, non verrà pagato dai lavoratori. «Il nostro sforzo è, se sarà possibile, quello di portare altro lavoro. Ma non ne toglieremo», aggiunge il presidente.  E allora perché non discutere dell'incorporazione prima di adottare la delibera? «Non possiamo comunicare le decisioni prima che vengano prese dal cda e che, dunque, siano effettive». Tra leggi e rigore dell'ufficialità, soltanto quando il cda ha deliberato e ha comunicato alla Banca d'Italia le sue decisioni, «come abbiamo già fatto», se ne può parlare. E discutere. Venerdì i vertici della Banca Popolare di Vicenza hanno in programma una "missione" in città. Sarà forse l'occasione per stemperare gli animi, per guardare avanti.  Nel frattempo, la Banca d'Italia dovrà dare il suo assenso alla richiesta della Banca Popolare di Vicenza di poter operare «in Toscana» con il marchio di Cariprato. «Mi risulta che richieste analoghe - precisa Gronchi - sono sempre state accolte».

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