Il Tirreno

Prato

Se cambia funzione è un altro prodotto

Barbara Burzi
Andrea Cavicchi
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Andrea Cavicchi

La filiera per il tessuto da rivestimento. E le spazzole ora spostano oggetti

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 PRATO. Spazzole trasformate in porta oggetti e macchinari tessili riconvertiti per la produzione del floccato. Non è il tocco di una bacchetta magica, ma il risultato di due diverse esperienze aziendali, quella della Toscana Spazzole Industriali e di Antilotex, che hanno tratto spunto dal progetto promosso dall'Unione industriale "Innovare: come risvegliare il genio che c'è in te" per rinnovarsi arrivando al brevetto.  Antilotex sta portando avanti un progetto di filiera per produzioni innovative con la tecnologia del flock, di solito applicata su una base di tessuto. Grazie a una speciale spalmatura si ottiene un prodotto apparentemente simile al velluto che viene spesso utilizzato per rivestire l'interno dei cofanetti di lusso dei gioielli. Ma non solo. Questo particolare prodotto può offrire infatti numerosi sbocchi, tant'è che negli intenti dell'imprenditore Andrea Cavicchi, alla guida di Antilotex, c'è proprio quello di percorrere nuove vie per incontrare il mercato. «Stiamo lavorando a due applicazioni inedite del flock - racconta Cavicchi - una nel campo delle calzature e l'altra nel settore alimentare, dove abbiamo già preso contatti con clienti interessati». Quest'operazione di filiera si colloca nell'ambito dell'attività di un'Ats (un'associazione temporanea di scopo composta da quattro partner due dei quali non pratesi) che ha il compito di gestire il progetto fino al raggiungimento degli obiettivi. «Il nostro scopo - spiega - è far sì che tutte le fasi della filiera investano nel progetto».  Di tutt'altro genere sono i prodotti di Toscana Spazzole Industriali che nel tentativo di esplorare nuovi mercati, ha sviluppato applicazioni finora inedite: dal trattamento di superfici tessili e della pelletteria si è passati al settore dell'automazione. «Finora il nostro core business è sempre stato il tessile - spiega Lorenzo Biagini, impiegato nell'azienda di famiglia - Considerando il livello di saturazione a cui è arrivato il settore, abbiamo provato a diversificare i nostri prodotti riuscendo a trasformare le spazzole industriali in strumenti per l'automazione da impiegare in catena di montaggio per lo spostamento di oggetti in processi produttivi complessi».  Determinante nel trasferimento di tecnologie che hanno permesso di apportare agli strumenti le modifiche necessarie per cambiarne le caratteristiche, è stata la collaborazione con il consorzio Quinn, animatore del progetto. «La metodologia che il progetto ha trasferito alle aziende ha portato risultati importanti, certamente impensabili prima di allora - commenta il vicepresidente dell'Unione industriale Roberto Fenzi - Del resto l'obiettivo era proprio questo: spiegare che non esiste solo l'innovazione incrementale, quella rivolta a migliorare le caratteristiche di un prodotto, ma anche quella funzionale. Pensare a quali applicazioni diverse da quelle consuete possa avere un prodotto è un esercizio non facile ma molto utile. Le esperienze di queste due aziende lo dimostrano».  I due casi aziendali sono stati presentati ieri al Palazzo dell'industria durante un incontro con Andrea Bonaccorsi, docente di Economia e Management all'Università di Pisa; e Marco Bernardini, direttore del consorzio Quinn.

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