Il Tirreno

Prato

Le donne in un inferno domestico

Alessandro Pattume
Anche le cinesi denunciano
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Anche le cinesi denunciano

Boom di segnalazioni al Centro antiviolenza, «perché ora c'è più coraggio»

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 PRATO. Picchiate, violentate e uccise. La cronaca di questi giorni riporta tristemente all'attenzione la violenza di cui le donne sono vittime da sempre. Tra le mura di casa per mano di mariti, fidanzati o amanti. Anche a Prato, dove il trend è in netto aumento e dove dal 1997 il centro antiviolenza "La Nara" ha accolto più di 1.500 donne in pericolo di vita.  Coraggio. Se in tutto il 2009 sono state 184, nei primi sei mesi dell'anno sono state 100 le donne accolte dal centro antiviolenza pratese. «L'aumento degli ultimi tre anni è da attribuire soprattutto all'aumento del coraggio delle donne», spiega Loredana Dragoni, coordinatrice del centro. Numeri impressionanti che in previsioni raddoppieranno alla fine dell'anno. «Le donne rischiano la vita soprattutto quando trovano il coraggio di cambiare, di allontanarsi da una situazione insostenibile - spiega Loredana Dragoni - Le uccisioni di questi giorni si verificano poi perchè non c'è un'adeguata valutazione del rischio, quando invece esiste una metodologia molto valida cui affidarsi per comprendere davvero se una donna rischia la vita o meno». A Prato, la rete messa in piedi da "La Nara" insieme a personale ospedaliero, forze dell'ordine e servizi sociali offre un aiuto veloce e concreto alle donne in situazioni di pericolo. In maggioranza italiane, «perchè sono più informate e possono contare sul supporto di parenti e amici al contrario delle straniere invece più isolate», spiega la Dragoni, il centro antiviolenza ha registrato comunque un aumento di donne straniere.  Cinesi e sommerso. La violenza è la stessa ovunque e soprattuto non ha nazionalità. Così, nella prima metà del 2010, sono state cinque le donne cinesi ad assersi rivolte a "La Nara". «Molto spesso alle donne cinesi viene intestata l'azienda - spiega Loredana Dragoni - E quando ci sono le responsabilità economiche aumenta anche il livello di violenza cui sono sottoposte». Ma ci sono altri casi che lentamente stanno emergendo, grazie al passaparola e alle attività di sensibilizzazione portate avanti dai sette operatori part time del centro. Le donne dell'alta borghesia pratese hanno cominciato a uscire allo scoperto. «Sono donne che arrivano a noi dopo aver intrapreso, senza successo, un percorso privato con avvocati e psicologi pagati a caro prezzo» spiega la coordinatrice del centro antiviolenza, che però non vuol sentir parlare di casi particolari. «Non esistono casi particolari perchè sono tutti particolari - conclude Loredana Dragoni - Dopo tanti anni, non finiamo di rimanere scioccati di fronte a quello che è in grado di fare la gente».

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