Finanza
Seconda Tangenziale ed ex discarica tra risparmi e affari
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PRATO. Il Comune assicura di prendere due piccioni con una fava: da un lato recupera aree abbandonate ed inquinate (ex cava di Macia-Pizzidimonte ed ex discarica del Coderino) dall'altra risparmia sui costi delle opere di bonifica. Tutto vero, ma è anche vero che i privati, chi più e chi meno, hanno un bel loro tornaconto. Perché il business che ruota intorna alla messa in sicurezza dell'ex discarica del Coderino, attiva negli anni 70-80 e cessata nel 1985 (raccoglie 800mila tonnellate di rifiuti), e della realizzazione della Seconda Tangenziale Ovest, lo si può definire di tutto rispetto. La stima del progetto di recupero dell'ex discarica del Coderino ammonta a 8 milioni e 300mila euro. Una cifra che però nel tempo, e poi vedremo come, si è ridotta. Il progetto complessivo della Seconda Tangenziale, che coinvolge i comuni di Prato, Quarrata, Montemurlo, Montale, Agliana e le province di Prato e Pistoia, si attestava invece intorno ai 47 milioni di euro. Ex Coderino. Era il 1991 quando il Comune di Prato si accordò coi proprietari dei terreni, Alberto Pecci e Alessandra Pecci, per il ripristino dell'area. Diciannove anni dopo, tra indagini chimiche e geognostiche, tra lotti per convogliare il percolato nelle fognature e da lì verso il depuratore di Baciacavallo, le operazioni di copertura della discarica sono ancora in corso. Ma con che cosa si copre una montagna di rifiuti? Con materiali drenanti (100mila metri cubi di ghiaia e pietrisco), argille (50mila mc), terre (100mila mc), in totale 250mila metri cubi per un costo, preventivato nel 2006, di circa 6 milioni di euro (calcolato sulla base di 24 euro al mc). La cifra poi in seguito nel progetto esecutivo è stata ridimensionata in un milione e 700mila euro. Le previsioni del quantitativo di terre da "movimentare" in cinque anni (2006-2011) era comunque molto più elevato, comprendendo sia la realizzazione delle aree di compensazione idraulica e la sistemazione della cassa di espansione di Ponte alle Vanne, il rilevato per la Seconda Tangenziale (600mila mc), la massicciata stradale, e appunto i 250mila mc dell'ex discarica. Un "impatto economico" stimato in circa 13 milioni di euro. Insomma, a smuovere la terra, ci si può guadagnare. O, nel caso del Comune di Prato, risparmiare. Tutti d'accordo. La madre di tutte le delibere, in materia di trattamento di materiali inerti, è la n. 731 del 31 ottobre 2006 quando venne sottoscritto un accordo tra il Comune di Prato, Asm Spa (in seguito uscita di scena), Unione industriale pratese, Cna e Confartigianato che consentiva alle aziende locali della movimentazione terre, in difficoltà a sopportare i costi di smaltimento di materiali di demolizioni di fabbricati, di stoccare gli inerti in aree individuate dal Comune e debitamente autorizzate. In una prima fase venne deciso che spettasse ad Asm a gestire l'entrata (0,75 euro al mc) e l'uscita (1,50 al mc) dei materiali dai depositi, poi la gestione è passata ad aziende private. In questo modo il Comune si assicurava materiale di buona qualità ed a basso costo per le proprie necessità (Seconda Tangenziale ed ex discarica del Coderino). La filosofia attuata in questi anni dall'ufficio Gestione e sviluppo ambiente del Comune di Prato, diretto dall'ingegner Lorenzo Frasconi, è abbastanza semplice: affidare a privati la gestione di impianti di stoccaggio temporaneo e trattamento dei materiali inerti in modo tale che al Comune fossero ridotti o azzerati i costi. E' questo appunto il caso dell'ex discarica. Il costo del movimento terra necessario, 3 milioni e 870mila euro più Iva, viene azzerato attraverso il conferimento di materiali riciclati (non etichettabili come rifiuti) da parte delle imprese ad un prezzo vantaggioso. All'inizio era 0,75 euro al mc, poi, per adeguarsi al mercato, 2,50 al mc. Se poi le stesse ditte si occupavano anche della stesa e rullatura allora il Comune avrebbe corrisposto 1 euro al mc, con un ricavo di 1,50 al mc. (225mila euro in tutto per i 150mila mc previsti). Impianti mobili. Per far funzionare come un orologio questo sistema occorreva però non solo localizzare aree di deposito delle terre ma anche prevedere impianti per la produzione e trasformazione dei materiali inerti provenienti da costruzioni e demolizioni. Ecco quindi che il 4 luglio 2008 il Comune di Prato sottoscrive un accordo col Consorzio Calice (vi facevano parte le aziende Banchelli Remo, Co.Edil Srl, Guarducci Strade, La Prato Scavi ed Endiasfalti). La premessa era una avviso pubblico del giugno 2007. Risposero la ditta Mati Mauri, il centro edile Scudato, la Grassi Moreno e il gruppo di imprese poi diventato Consorzio Calice (in seguito vi si è aggiunta la Cafissi Alvaro). Il Comune decise che l'offerta migliore era quella presentata dal Consorzio Calice che avrebbe fornito per il cantiere della Seconda Tangenziale 45mila mc di rilevati per la massicciata stradale in cambio dell'installazione e gestione di un frantoio mobile in località Le Pantanelle (su un terreno di 10mila mq del Comune) per un periodo di tre anni. Così il Comune avrebbe tratto un "beneficio" di 400mila euro. In questo modo i privati avrebbero potuto raccogliere, vagliare e rimettere in circolo i materiali provenienti da altre imprese. All'impresa Grassi Moreno venne invece affidato l'impianto mobile per la vagliatura e la frantumazione al Coderino. Occorre precisare che la Provincia, competente per materia, espresse un parere non favorevole all'idea degli impianti mobili ma il Comune tirò comunque diritto convinto della bontà dell'operazione. Gestire gli impianti mobili deve essere redditizio, tanto che il Consorzio Calice, nei mesi scorsi ha richiesto al Comune una proroga di altri due anni e l'aumento dell'area di deposito: altri 3500 mq. In cambio avrebbe fornito lavori al Comune per un ammontare di 20mila euro. E' comunque chiaro che a mettere le radici in un posto ci può essere convenienza. Lo sa bene il Comune che, avendo necessità di tempi stretti e confidando in prezzi vantaggiosi, riaffida alcuni lavori per il ripristino delle vie d'accesso all'ex discarica del Coderino, versante nord e sud, alla Prato Scavi, la società che tra l'altro gestisce l'ex cava di Macia. In un caso direttamente, godendo di un ribasso del prezzo del 5% (importo dei lavori 90mila euro), e in un altro attraverso una trattativa negoziata avvenuta lo scorso marzo. In questa occasione arrivarono 5 offerte, di cui 4 ritenute valide: quelle della Prato Scavi Srl, Cafissi Alvaro, Guarducci Costruzioni (già Guarducci Strade) ed Endiasfalti, quattro delle sei società del Consorzio Calice. Il ribasso è stato anche in questo caso del 5%. L'ammontare dei lavori è di 43mila euro. Un appalto tira l'altro. Trovarsi già in loco, insomma è un bel risparmio. Ed è quindi normale che sia lo stesso Consorzio Calice ad occuparsi della ristrutturazione dell'ex colonica delle Pantanelle dove, grazie ad un comodato, ha stabilito il proprio quartier generale accanto al frantoio (appalto da 153mila euro). Ed è invece un'azienda del Consorzio, La Prato Scavi, a vincere lo scorso aprile la procedura negoziata per la realizzazione di rilevato stradale per la seconda Tangenziale Ovest. In questo caso La Prato Scavi, che guadagnerà nell'utilizzare terre e rocce provenienti da scavi effettuati in altri cantieri, corrisponderà al Comune 150mila euro in lavori da individuare in seguito. Ma sarà sempre La Prato Scavi ad occuparsi della posa dei tubi e per questo riceverà 100mila euro. E c'è poi il business degli impianti fotovoltaici, proposto dal Consorzio Calice per i terreni delle Pantanelle. Sulla proposta di una convenzione ventennale, in cambio di lavori per 2 milioni di euro, il Comune deve ancora pronunciarsi.
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