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Prato

Bettazzi: «Valutare gli stranieri sul merito con un sistema a punti»

Cristina Orsini
Il presidente del consiglio Maurizio Bettazzi
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Il presidente del consiglio Maurizio Bettazzi

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PRATO. Il suo primo anno alla presidenza del consiglio di Prato l'ha festeggiato due giorni fa. Maurizio Bettazzi, una vita, quella politica, trascorsa in An, oggi è tra le anime critiche del Pdl. Anche sul fronte del tema "caldo" della città: l'immigrazione.  Presidente, anche lei, come il presidente della Camera Fini, ha inserito nell'agenda politica pratese la discussione sulla cittadinanza breve per gli stranieri?  «Assolutamente no. La questione non è la cittadinanza breve o lunga per gli immigrati». «Il discrimine, per valutare la volontà effettiva di integrazione di un persona che è in Italia da tempo, non può essere solo temporale. Un immigrato dopo trent'anni può non parlare l'italiano e non conoscere nè regole nè leggi, un altro, invece, dopo cinque anni può essere in grado di dimostrare che si è impegnato per inserirsi nella società nella quale vive».  Dunque il criterio qual è? «Mi convince una proposta grazie alla quale si possa valutare caso per caso. Per esempio con un meccanismo a punti in grado di abbreviare i termini per l'ottenimento della cittadinanza ma che andrebbe solo a chi se lo merita».  Può spiegare? «Un cittadino straniero che dimostra di sapere la lingue, guadagna cinque punti. Se abita in una casa e non in un capannone, altri cinque; se manda i figli a scuola e con profitto senza, quindi, farlo lavorare la notte e obbligarlo a dormire sui banchi di giorno, un'altra quota di punteggio; se paga tasse e lo può dimostrare 10 punti. Così via fino ai 30 che sono poi quelli necessari a dimostrare la volontà di integrarsi».  Il vescovo, due giorni fa, ha presentato un documento nel quale chiede alla città solidarietà, apertura e dialogo nei confronti degli stranieri. Lei è d'accordo? «Ho letto il documento e ho il massimo rispetto per ciò che dice il vescovo. Lui parla alle coscienze delle persone, è il suo ruolo. Da non confodere, però, con quello delle persone che sono chiamate a governare una città. Parlare di solidarietà va bene ma in una situazione di ascolto e reciprocità. E' impossibile confrontarsi e dialogare con chi è sordo agli appelli».  Presidente, lei sa che a volte è accusato di eccessivo interventismo politico che va oltre quello che è il suo ruolo istituzionale? «Lo so, lo so. Ma il mio è un ruolo di mediazione rispetto alle esigenze della città. E comunque se questa critica viene da destra e da sinistra significa che sono imparziale e dunque tutto bene. La mia grande soddisfazione è nel rapporto col sindaco che credo di piena fiducia e ascolto reciproco».  Sveli il mistero è o non è un "finiano di ferro"? «Ho le mie posizioni politiche, ovviamente, che a volte non collimano con le posizioni di Fini o di qualsiasi altro uomo politico. Certamente non sono uno "yes-men", certamente non m'inchino davanti a nessuno. E' altrettanto vero che giudico il presidente della Camera, ex coordinatore nazionale del mio partito, tra gli esponenti politici più influenti a livello nazionale e internazionale e credo sia difficile affermare che dice cose da cestinare a priori».  Beh, non tutti nel suo partito la pensano come lei. Anche a Prato. E' la dimostrazione che la litigiosità del Pdl nazionale si trasmette a livello dei territori? «Ci sono sensibilità diverse ma mi creda non ci sono grossi problemi di fondo. Quando esistevano Forza Italia e An io ero coordinatore provinciale di Alleanza nazionale e avevo rapporti ottimi con il coordinatore di Forza italia Giovanni Luchetti. Ricompattando i due partiti è chiaro che qualche personalismo può emergere. Ma credo sia fisiologico».  E con la Lega? «Con la Lega ci sono state delle tensioni che però sono rientrate. Il partito pratese mutua il populismo della Lega nazionale, cerca la presa nella pancia delle gente ed è un modo facile di fare politica. Ma il centrodestra qui ha responsabilità di governo e deve cercare soluzioni ai problemi della città. Dire: "mandiamo via tutti i cinesi da Prato" è un discorso fine a se stesso. L'immigrazione illegale si colpisce con uno sforzo collettivo che è quello che la giunta Cenni sta facendo assieme al governo».  E' presidente del consiglio da un anno, come giudica il suo lavoro? «E' stato un anno importante nel quale ho visto grande impegno e partecipazione sia da parte del centrodestra che del centrosistra. Sono anche convinto di aver dato una svolta al ruolo del presidente del consiglio, rispetto ai miei predecessori, proprio sul fronte del convolgimento del consiglio nella vita amministrativa e negli appuntamenti istituzionali. Negli incontri con i ministri, per esempio, il consiglio ha sempre avuto la possibilità del confronto».  E per il prossimo anno che si aspetta? «Che per quenta città ci sia un po' di respiro sul fronte della crisi. Se i mercati mondiali ripartono, anche Prato ne avrà beneficio».

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