Il Tirreno

Prato

Il vescovo: «Solidali con gli immigrati per una città nuova»

Il vescovo Gastone Simoni
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Il vescovo Gastone Simoni

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PRATO. E' una sorta di chiamata alla mobilitazione per i cattolici, ma anche per il mondo del lavoro, della politica e dei sindacati, ma sotto «la bandiera della pace per Prato per la concordia e per il lavoro». E' il vescovo Gastone Simoni, assieme al direttore dell'ufficio pastorale sociale, monsignor Pieluigi Milesi e a Massimo Logli, ex presidente della Provincia, oggi in veste di componente dell'associazione ecclesiale Crocevia, ad affrontare "la questione", il problema di Prato: l'immigrazione. «E' stata la Chiesa - spiega Simoni - prima ancora che tanti esponenti di governo e dell'economia passassero di qui, a rendersi conto che Prato poteva diventare un laboratorio nazionale, terra di esperimento di cose nuove». Qui, infatti, lo scorso marzo venne organizzato un seminario sull'immigrazione in preparazio della Settimana sociale dei cattolici italiani che si svolgerà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre, e alla quale parteciparono religiosi, sociologi, intellettuali non solo d'area. Il documento - "Dalla paura alla speranza: la comunità si fa solidale", sintesi del lavoro di quella giornata - è stato presentato ieri e verrà "girato" «per avviare una riflessione comune», alle istituzioni, al modo economico e delle politica, alle parrocchie. «Perché noi non abbiamo obiettivi strumentali - spiega Logli - ma la volontà di capire come si costruisce una società solidale di fronte al fenomeno dell'immigrazione. Il documento - aggiunge - riporta l'idea di coinvolgere nella costruzione della città futura anche chi è immigrato». Fare insieme sì, ma con una convizione di fondo «che legalità e integrazione - continua Logli - sono fenomeni che vanno di pari passo: senza legalità non c'è integrazione e devono stare insieme». Strada che convince profondamente il vescovo Simoni che glissa sulla politica del bastone utilizzata dal Comune «nessun giudizio - dice - sulle scelte di maggioranza e opposizione» ma ribadisce il rapporto di «inscindibilità» tra legalità e integrazione ma da condurre attraverso «la solidarietà che non è solo frutto di buona volontà - aggiunge - ma anche di ragionamento, perché non c'è alternativa». I fenomeni migratori continueranno. «Anzi - spiega monsignor Milesi - sono diventati normali. Oggi 200 milioni di persone si muovono in luoghi nuovi. Bisogna capire come la nostra comunità cristiana consideri il problema - un fenomeno vastissimo e discretamente invasivo: a Prato il 10 per cento dei cittadini è altro - e come può rispondere». Secondo Milesi «a fondo di tutto c'è la fraternità e l'amore. E da qui si deve iniziare per pianificare interventi con l'obiettivo - conclude - di creare una comunità». Il vescovo conosce le ferite aperte da questo difficile confronto tra civiltà. «Ma sono maldicenze calunniose - afferma - quelle secondo le quali la Chiesa peccherebbe di buonismo. Non è vero nè onesto. Noi coniughiamo l'interesse con il valore». «I rapporti solidali con l'impresa - dice Simoni - sono accettati con scetticismo ma uno sforzo va fatto anche in questo senso». «Ha ragione - aggiunge - chi si lamente della convivenza difficile ma c'è bisogno di responsabilizzare gli altri». Idee chiare sulla comunità cinese: «Ho sempre sostenuto - prosegue - che quella dei cinesi non è un'immigrazione uguale alle altre. E' una forma di occupazione, anche organizzata e i primi a soffrirne sono gli stessi cinesi. Parlo di servitù per non dire peggio». Che fare allora? «Prendiamo atto della realtà cinese, ma tentano di piegarla a rapporti più solidali. Questo è un capitolo, voluminoso, e a parte - conclude Simoni - Anche le cause della loro massiccia presenza sono tante e complesse e le risposte le sapremmo se volessimo essere onesti». Il documento entrerà in tutte le parrocchie e in tutti i circoli: «Perché bisogna costruire la rete di dialogo». Poi in autunno «la riflessione si allargherà per entrare nel merito della città nuova».

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