Gioco
Scoprirsi vivi dopo la crisi «Il mondo ha ancora bisogno del nostro tessile»
Barbara Burzi
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Alessandro Benelli 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. "Prima", buona la terza. Gioco di parole a parte, è un clima positivo quello che si respira in questi giorni nei corridoi della fiera tessile promossa dal consorzio Pratotrade. «Credo che nel mondo ci sia ancora bisogno di noi», commenta il presidente Alessandro Benelli, più fiducioso nel futuro. Lui, che sull'impennata dei prezzi delle materie prime, intravede il primo segnale di una ripresa. Presidente, può tracciare un bilancio di questa edizione numero tre di Prima? «Siamo molto contenti di com'è andata finora. Il bilancio non può che essere positivo sia per il numero di visitatori che per la qualità: i clienti più importanti sono venuti e si è notato un ritorno delle grandi firme, soprattutto quelle europee». Come se lo spiega? «Col fatto che Prima si colloca in anticipo sul calendario delle fiere tessili offrendo un panorama completo delle collezioni della stagione di riferimento. I clienti utilizzano gli input che vengono dalla fiera per cominciare a pensare alla prossima stagione, in questo caso, quella invernale». Fin dall'inizio Prima-Moda tessuto ha scommesso sulla sinergia con Pitti Immagine filati. A distanza di tempo, questa formula si è rivelata vincente? «A mio parere entrambe le fiere, Pitti filati e Prima, beneficiano di questa sinergia. L'affluenza di visitatori di Pitti filati ha una ricaduta positiva anche su di noi nonostante che i compratori di filati non siano gli stessi dei tessuti». La ripresa annunciata dai dati del 1º trimestre ha avuto conferma nel mercato? «Dopo un anno orribile come il 2009 era abbastanza facile registrare un segno più. Tuttavia è un dato positivo che ci dà grandi speranze e ci mette mentalmente in una posizione favorevole per affrontare i problemi. Bene anche la semina estiva, proprio in questi giorni stiamo chiudendo le ultime campionature. Resta da vedere se i clienti riusciranno a vendere a loro volta, per renderci ancora più felici». Dica la verità, se lo sarebbe aspettato un anno fa, nel pieno della crisi, di essere ancora qui oggi a parlare di tessile e ripresa? «Più volte mi è balenata in testa l'idea di lasciar perdere tutto, ma ho sempre cercato di resistere nella convinzione che il mondo non potesse finire e che prima o poi la ripresa sarebbe arrivata. Il percorso da fare è ancora lungo e le difficoltà di allora ci sono ancora tutte, ma qualcosa si sta smuovendo. Anche le tendenze sono più favorevoli al prodotto pratese, si parla di un ritorno delle lana, del mohair e della fantasia. Poi c'è dell'altro». Che cosa? «L'aumento dei prezzi delle materie prime che in alcuni casi, per esempio la seta, sfiora il 15-20%. Anche se in questo momento può rappresentare un problema nei confronti del consumatore, l'aumento va letto come un segnale positivo, significa che qualcosa sta cambiando. Finora la parola d'ordine è stata "ribasso" in tutti i sensi, adesso si registra un'inversione di tendenza». Gli aiuti da Roma arriveranno? «Di fronte a una crisi così strutturata gli ammortizzatori sociali sono stati indispensabili per il distretto. Per il resto sono convinto che anche questa volta, se non ci rimboccheremo le maniche da soli come sempre, non se ne uscirà». Si parla molto di politiche per l'integrazione economica tra la filiera tessile pratese e il comparto delle confezioni, per la maggior parte orientali. I fatti non sembrano andare nella stessa direzione. Qual è la sua opinione al riguardo? «D'accordo con l'integrazione economica, ma prima si risolva la questione dell'illegalità. Il fatto che i cinesi stiano risalendo la filiera tessile non mi preoccuperebbe se loro lavorassero alle nostre stesse condizioni. Purtroppo non è così, i numeri emersi dalle inchieste sul settore parlano chiaro. Come fanno a passare inosservati camion che trasportano migliaia di metri di tessuto? Si parla di lavoro sommerso, ma è sotto gli occhi di tutti».
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