Lutto
Ecco comè nata linchiesta sul maxi-riciclaggio di denaro sporco attraverso i money transfer
Due palazzi fantasma al Soccorso Stesso indirizzo per oltre 2.400 cinesi
Paolo Nencioni
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Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso durante la conferenza stampa sugli arresti 4 MINUTI DI LETTURA
PRATO. In via Milano, nel cuore del quartiere del Soccorso, c'erano un paio di torri gemelle stile World Trade Center e nessuno se n'era accorto. Nulla di più piccolo avrebbe potuto contenere gli oltre 2.400 cinesi che, in base ai documenti trovati nella contabilità del money transfer Sweet Point di via Filzi, avevano la residenza ai numeri 27 e 28 di via Milano. LE STRANEZZE. E' solo la più macroscopica tra le stranezze che, già alla fine del 2007, hanno indotto il Comando provinciale della guardia di finanza a indagare a fondo sul money transfer gestito da Cai Jianhan in via Filzi 39. E' questa la genesi della maxi-inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che la scorsa settimana ha portato a 19 arresti di italiani e cinesi (3 orientali sono ancora latitanti) e 2 arresti domiciliari, inchiesta nella quale il giudice per le indagini preliminari Michele Barillaro ipotizza il reato di riciclaggio per oltre tre miliardi di euro, soldi spediti dall'Italia alla Cina. RADICI PRATESI. Dunque ha radici ben piantate a Prato l'indagine che poi si è allargata al resto del paese, e ha una data d'inizio, il 16 novembre del 2007, quando il Comando provinciale chiede una delega alla Procura per spulciare tra le carte del money transfer di via Filzi. L'ispezione anti-riciclaggio ordinata dal colonnello Marco Defila scatta il 24 gennaio 2008 e scoperchia il pentolone dei trasferimenti illegali. L'AUTOGOL. Ma a ben guardare sono stati gli stessi orientali a darsi la zappa sui piedi, perchè è stata una denuncia presentata nel settembre 2007 da una cinese di 48 anni a far drizzare le orecchie agli investigatori. La donna va allo sportello Sweet Point e chiede di fare un trasferimento di denaro in Cina, che però le viene negato perché risulta che ne abbia già fatti 16 solo pochi giorni prima, per un totale di 190.000 euro. Lei cade dalle nuvole: quei soldi non li ha mai visti e nemmeno spediti. In realtà il suo è uno dei tanti nomi usati per spedire i soldi di altri. I beneficiari sono privati ma anche società cinesi che esportano tessuti, come la Yonglong Knitting Ltd che riceve 100.000 euro o la Shaoxing Clothtrade Ltd che ne riceve 200.000, e ancora la Shanghai Hongzhuangy che incassa oltre mezzo milione tra agosto e ottobre 2007. L'INDIRIZZO FASULLO. E' la classica punta dell'iceberg, perché basta grattare un po' la superficie ed emergono le magagne. Tra i cinesi che dal 31 marzo 2006 al 23 gennaio 2008 hanno usato lo sportello Sweet Point per spedire soldi a Wenzhou o a Shanghai ce ne sono più di 2.400 che dichiarano di risiedere in via Milano, al 27 e al 28 (in realtà al 27 c'è un calzolaio e al 28 un condominio con una sola famiglia cinese tra tante italiane), tantissimi in via Italia, che però non esiste, altri sono semplicemente nomi inventati. Ma soprattutto c'è quel fiume di denaro che non ha una spiegazione razionale: 532 milioni di euro transitati dal solo sportello di via Filzi verso la Cina dal 31 marzo 2006 al 23 gennaio 2008. IL CAPO. Cai Jianhan, titolare dello sportello e ora considerato il promotore di un' associazione a delinquere, era già chiacchierato. Sul suo conto il Nucleo speciale di polizia valutaria della Finanza aveva inviato segnalazioni per operazioni sospette a far data dal giugno del 2003. Ed è per questo che, insieme ai due figli, Cai decide di prendere il controllo della Money2Money della famiglia Bolzonaro: così è al tempo stesso gestore di decine di sportelli di money transfer e proprietario dell'intermediario finanziario che dovrebbe segnalare le operazioni sospette. Da quel momento, infatti, non arrivano più segnalazioni. UNA BANCA TIMIDA. Qualcuno che poteva segnalare per tempo le stranezze allo Stato italiano c'è, ma non si sa se abbia fatto fino in fondo la sua parte. Forse non tutti sanno che la Cina, in realtà, non ha un servizio di money transfer e dunque l'intermediario nazionale (Money2Money) ha dovuto appoggiarsi ai canali bancari, nel caso specifico alla filiale milanese della Bank of China. E' lì, nella sede di via Santa Margherita, a due passi da piazza Duomo, che confluiscono le centinaia di milioni di euro ritirati da un istituto di vigilanza fiorentino. Un fiume impetuoso di euro che poi veniva trasferito telematicamente nell'Impero del dragone.
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