Il Tirreno

Prato

L’allarme di Gualtieri della Filpucci che oggi può contare solo su una gomitolatura

Le crepe vistose della filiera tessile già insufficienti roccature e aspature

Alessandro Pattume
Grande attenzione per i filati e i tessuti pratesi e anche cinesi e giapponesi si sono affacciati agli stand
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Grande attenzione per i filati e i tessuti pratesi e anche cinesi e giapponesi si sono affacciati agli stand

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 FIRENZE. Un filiera compromessa, una filiera da ricostruire. In qualche modo e alla svelta, per non rendere vano quello che proprio Pitti Immagine Filati 2010 ha subito reso chiaro a tutti. Che quest'anno qualcosa è tornato finalmente a muoversi.  A lanciare l'allarme, dall'ingresso del suo stand stipato di compratori provenienti da tutto il mondo, è Leandro Gualtieri, presidente del gruppo Filpucci. Che insieme ai numeri della crisi, snocciola anche gli strumenti con cui ha deciso di correre ai ripari.  Le crepe della filiera. «Il problema più grosso è la nostra caratteristica peculiare, la filatura cardata, sta scomparendo definitivamente - spiega - Fino a poco tempo fa erano ben 500, adesso invece sono solo 140, meno di un terzo. E' una cosa preoccupante: non riusciamo più a trovare roccature e aspature, per non parlare di situazioni limite ancora più preoccupanti». La situazione al limite è al limite davvero: la goccia che fa traboccare il vaso e fa reagire.  «Ci servivamo di tre gomitolature e alla fine, dopo la chiusura di una di queste il mese scorso, ce n'è rimasta una sola su cui poter contare - racconta infatti Gualtieri - Ma non è finita qui. I titolari infatti sono cinesi e se per puro caso arrivasse un controllo e ci fossero irregolarità noi ci ritroveremmo da un giorno all'altro senza gomitoli. Non possiamo certo permettere che accada una cosa del genere e allora - aggiunge - Stiamo studiando il modo per installare nella nostra azienda i macchinari necessari per diventare indipendenti da questo punto di vista. E' una scelta inevitabile - conclude l'imprenditore Leandro Gualtieri - Installeremo le macchine nella nostra azienda e assumeremo il personale necessario a farle funzionare». Questo accadrà nei prossimi mesi alla Filpucci. Un progetto concreto per reagire, riprogettare e ripartire ridisponendo la scacchiera della filiera. Concetti sulla bocca di tutti gli imprenditori pratesi, per cui la lunga esperienza imprenditoriale diventa una risorsa fondamentale. Insieme all'orgoglio del pratese che non muore mai.  Anche sotto i colpi diretti al cuore della filiera, la "sua" filiera. «Servono progetti concreti e tanto, tanto impegno - spiega Stefano Borsini dell'Igea - Se la filiera è deteriorata come ormai ci siamo resi conto, dobbiamo difenderci e considerare la possibilità di riattivarla in qualche modo, oppure di rinforzarla addirittura. Sto pensando - aggiunge - A vere e proprie collaborazioni, o addirittura a fusioni, con altre filature. Che mi sembra un modo concreto per poter gestire facilmente, se non addirittura rilevare le roccature - conclude - Quelle aziende che vanno sempre più scomparendo ma che continuano ad essere fondamentali per la nostra produzione e per il nostro futuro».  Niente scorciatoie. E se ridisegnare la filiera è il nuovo orizzonte di Prato, c'è anche chi pensa, appunto, a un cambiamento non solo pratico ma concettuale. Per riuscirci è necessario smettere i panni dell'industriale per tornare a vestire quelli dell'artigiano. Parola di Pietro Taddeucci Sassolini, presidente del Lanificio Dell'Olivo.  «Non esistono scorciatoie o soluzioni di distretto: il mondo è il mondo, e Prato è come Biella o come qualsiasi altra città - spiega - Ormai il tessile pratese è molto diverso da quello di tre o di cinque anni fa. Adesso 15mila chili ci servono per sopravvivere e questo significa che non siamo più industrie ma artigiani. L'industria, quella tessile, s'è ormai trasferita in Cina e a noi rimangono due ricchezze: il nostro ferro e i nostri operai. Artigiani - continua - e come tali dobbiamo lavorare: con grande voglia di fare, con progetti concreti, con flessibilità e soprattutto con la nostra qualità».

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