Il Tirreno

Prato

MARINI, MASELLI, BANCI

Giù le mani dalle tintorie, ma c'è chi minimizza

Ma.La.

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 FIRENZE. Metti che un giorno i lanifici pratesi si trovino a che fare solo con tintorie in pezza orientali. Sarebbe un po' come dover venire a patti con il diavolo. Un bel problema che il presidente dell'Unione industriale pratese Riccardo Marini riassume così: «Dobbiamo evitare che i cineci tocchino il core business del distretto pratese». È l'allarme per l'avanzata degli imprenditori dagli occhi a mandorla a riecheggiare tra gli stand di Prima. «Chiediamoci il perché di queste acquisizioni di tintorie cinesi. Non è che il cinese sia più bravo del tintore pratese. Se lo fa è perché ha il denaro facile». Parola di Mario Maselli, ex presidente dell'Uip. Pronto però a fare l'occhiolino ai cinesi se questi gli dimostreranno trasparenza e rispetto delle regole. «In quel caso sarò il primo a interloquire con loro e a mettermi in società con una confezione cinese». Ma quello che vede oggi a Prato non piace al numero uno del Gruppo Emmetex. Lo fanno sorridere i colleghi preoccupati per i capannoni lasciati vacanti dai cinesi che chiudono i battenti a colpi di sigilli. «Non capisco tutta questa preoccupazione. Non possiamo mica diventare protettori dell'evasione cinese?». Sul fatto che agli orientali facciano gola le tintorie a pezza, un tipo di lavorazione che per tradizione si lega al prodotto pratese, minimizza invece Luigi Banci della Pontetorto che a Prima ieri mattina si presentava con il sorriso sulle labbra per quella che definisce una "ripresona", frutto di proiezioni favorevoli fino alla fine dell'anno per l'azienda, delineando già un aumento di fatturato del 25%. «Le grandi firme stanno tornando all'ovile, consapevoli del rischio che in Cina possano copiarti l'idea se fai produrre il capo d'abbigliamento laggiù. Per quanto riguarda il fenomeno delle tintorie in pezza cinesi, credo che queste possano servire i committenti cinesi stessi. Una sorta di filiera riprodotta in casa loro. Del resto, ci sono già cinesi che producono tessuti, soprattutto quelli a maglia, meno in navetta».

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