La manifestazione
«C'è una bella atmosfera. Finalmente»
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I numerosi visitatori alla fiera fiorentina E alla Fortezza si assiste al ritorno degli americani
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FIRENZE. «L'atmosfera che si respira, i colori degli stand, i tanti stranieri: una fiera estremamente positiva. Finalmente». Sono le parole con cui di prima mattina Alberto Pecci, presidente del Gruppo Pecci filati e del Centro di Firenze per la moda italiana, saluta la ritrovata vitalità di Pitti Immagine Filati 2010, dopo anni di assenze e musi lunghi. E' la fiera della speranza e dei sorrisi ritrovati. Delle code agli stand degli americani, dei giapponesi e non solo. A ritmo continuo. Sui volti degli imprenditori pratesi sono stampati sorrisi scintillanti. Anche se l'ombra delle preoccupazioni, presenti e future, rimane. Compratori. «Abbiamo cominciato abbastanza bene, con tanti americani - spiega Stefano Borsini dell'Igea - A dire il vero però non è mancato nemmeno qualche compratore di Hong Kong». Gli americani soprattutto, tornati a sorvolare l'oceano in direzione Firenze, tengono banco di fronte ai campionari pratesi. «E' vero, c'è un gran bel numero di americani - ammette anche Stefano Milanesi della New Mill - Però, almeno per il nostro tipo di produzione, l'intero bacino del Mediterraneo, compresa la Romania, è come rivitalizzato». E poi il ritorno degli asiatici. Una presenza che non può passare inosservata ma che, anzi, deve motivare ancora di più perchè, come spiega Pietro Taddeucci Sassolini (Lanificio dell'Olivo), la crisi chiama a raccolta tutta la destrezza pratese. «Alcuni clienti sono scomparsi, altri hanno quadruplicato il fatturato e non mancano le new entry - spiega - Oggi, più di sempre, è importante saper mantenere i propri contatti». Materie prime. Ma non tutto è oro quel che luccica. I compratori, è vero, sono tornati in massa a visitare gli stand di Pitti Filati, ma «le materie prime hanno subito nell'ultimo anno un rialzo spaventoso» spiega Jacopo Bruni dell'Ilaria. E questo, alla luce del successo della 67a edizione di Pitti Immagine Filati, rischia di rovinare a tutti le uova nel paniere. Il motivo è di quattro lettere e si declina sempre Cina. «Anche se i cinesi non possono ancora essere competitivi sulla produzione vera e propria - spiega Borsini dell'Igea - importano il filato e poi lo smacchinano: i garzati e i pretinti vengono venduti a meno di 8 euro. A noi ci costano invece 8 euro». A complicare le cose anche le intemperie. «L'inverno scorso è stato devastante in Mongolia e in Cina - spiega Stefano Milanesi della New Mill - E' sparito un quarto del bestiame e i prezzi sono aumentati del 50%. Abbiamo subito dei ritardi nelle consegne: le navi mezze vuote, per riempirsi facevano più scali e quindi ci mettevano esattamente il doppio del tempo. Ma la cosa più importante - conclude - è che la Cina ha cominciato ad importare per sè e le materie prime scarseggiano». A.P.
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