«C'è un disegno cinese per far fuori i pratesi ma noi resistiamo»
Maria Lardara
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A sinistra limprenditore di Milior Franco Miliotti 3 MINUTI DI LETTURA
FIRENZE. Per lui, che a differenza di altri colleghi non ha mai osannato i cinesi come una «manna dal cielo», quello che è successo la scorsa settimana a Prato con il maxi blitz delle Fiamme Gialle potrebbe quasi suonare come una rivincita. «Ai cinesi che hanno arrestato porterei quasi una medaglia d'oro», ironizza Franco Miliotti. L'imprenditore commenta dal suo stand della Milior spa a Prima-Moda Tessuto. E il perché dell'affermazione lo spiega subito dopo, rivelando una chiacchiera che circola da qualche tempo negli ambienti dei lanifici pratesi. «So di sei o sette imprenditori pratesi che hanno venduto i loro tessuti ai pronto moda e sui quali la Guardia di Finanza ha messo i sigilli. E che ora si ritrovano a mani vuote. Si dice che ci abbiano rimesso dai sette ai dieci milioni di euro. Fa questa fine chi sostiene che i cinesi a Prato siano una fortuna o una sorta di "manna dal cielo". E qualcuno tra i miei colleghi questo lo pensa». Peccato che, secondo Miliotti, sia i cinesi di Prato che i cinesi della Grande Muraglia avrebbero perso gran parte del loro appeal. Il gigante asiatico non viene visto più come una terra promessa. E anche le grandi firme, secondo l'imprenditore, avrebbero aperto gli occhi. «Il giocattolo Cina si è un po' rotto - continua Miliotti - Prato ha pagato le conseguenze di questo ragionamento secondo cui per il cliente era più conveniente fare capi finiti laggiù. Ma molti, comprese tante grandi firme, sono stati delusi perché penalizzati da un servizio decisamente scadente». Di Miliotti tutto si può dire fuorché non sia un imprenditore senza peli sulla lingua. Gli echi dell'ultima maxi-retata contro gli evasori orientali si trascinano tra gli stand di Prima. «L'intento dei cinesi di Prato è conquistare tutta la filiera tessile, eliminando dal mercato tutti i competitori pratesi. A mio avviso non si tratta di un'operazione commerciale, ma in tutto questo ci vedo una faccenda di prostituzione e riciclaggio di denaro». Secondo Miliotti si tratterebbe di una sorta di piano occulto dell'imprenditoria cinese per far fuori i pratesi dal distretto, insomma. Ma Miliotti con la sua Milior c'è. Come Maselli con il suo Gruppo Emmetex. O Riccardo Marini con le sue aziende. L'elenco potrebbe allungarsi a quasi tutti i 60 espositori presenti fino a domani alla fiera promossa da Pratotrade. Sono a Firenze, carichi di prospettive per il futuro, a presentare le collezioni per la stagione autunno-inverno 2011/2012. Qualcuno sarà anche uscito con le ossa rotte, ma l'importante, secondo gli imprenditori, è restare in piedi. «Oggi se non altro siamo vivi - conclude Miliotti - fino a un anno e mezzo fa eravamo morti, spettatori di una maledizione annunciata che doveva abbattersi sul nostro distretto. Agli occhi delle banche eravamo cadaveri che si muovevano. Ora non c'è paragone. Va solo verificato che questa "ripresina" di cui tanto si parla si consolidi in una sempre maggiore clientela per i nostri prodotti».
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