Sicurezza
Il bilancio amaro e sconfortante di sei anni al liceo Cicognini
Leonardo Balestri
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Sono giunto alla fine della mia esperienza di sei anni all'interno del Liceo Statale F. Cicognini, dopo aver ricoperto in quattro anni di rappresentanza tutte le cariche studentesche, e se c'è una cosa che assolutamente non posso permettermi è lasciar sì che il mio dirigente scolastico passi come un rivoluzionario, un poco bizzarro, ma quasi un luminare. Mi sono dovuto trattenere sino ad essere diplomato per scrivere questa lettera, in quanto ho imparato, tra le altre cose, ad essere sempre diffidente e chiedo scusa in anticipo per aver anteposto le mie ragioni personali. Ho visto una scuola inaridirsi di fermento culturale e didattico sotto i colpi di provvedimenti sempre più insensati, aventi come unico risultato la formazione di un ambiente asfittico ed oppressivo, di un sistema di relazioni -tra studenti, professori..- sempre più teso e svuotato di entusiasmo. La stravaganza della dirigenza è da individuare non nel suo carattere innovativo, bensì nella profonda controversia che ha sempre caratterizzato una linea d'azione fortemente connotata da tonalità di dispotismo. Lui mi diceva sempre che non poteva essere una figura in armonia con gli studenti, bensì un ostacolo con il quale ci dovevamo scontrare ai fini della nostra maturazione: mi sembra quasi superfluo dire che gli scontri debbano essere sensati e costruttivi per divenire occasione di crescita e non sterili ostruzionismi nati dall'esigenza di voler preservare un'autorità degenerata, la quale pone il dirigente in una posizione tutt'altro che vicina ed in grado di interagire con gli studenti. Un amore per gli studenti che io stesso ho visto manifestarsi in considerazioni come "ogni provvedimento per l'assemblea è inutile, tanto il novantacinque per cento degli studenti non segue lo stesso" o le già discusse osservazioni sugli inni all'illegalità nelle diverse forme di manifestazione e di protesta. Ho amato con tutto me stesso questa scuola in buona e in cattiva sorte, sempre lottando affinché questa non fosse esclusivamente un grosso contenitore di esecutori alienati, in preda all'ossessione del proprio prodotto, ma un luogo di incontro sociale in cui potessero confluire esperienze e relazioni tra studenti in quello che, a mio avviso, è il periodo fondamentale di formazione di un individuo. Sono stato spettatore amareggiato e deluso di fronte a un istituto di alto livello che progressivamente si sfaldava in una fuga di cervelli e di gambe. Non posso dunque tacere in questa occasione, non tanto per un'esigenza personale, ma per un dovere di rappresentanza, poiché ho la salda certezza che la mia visione è sempre stata condivisa da una larga parte di studenti. In conclusione vorrei dire che questa lettera non deve in alcun modo risultare offensiva, poiché il mio giudizio non è assolutamente riferito alla persona ma alla prestazione svolta quale dirigente. Certo è che quello conclusosi ora è stato un periodo buio e spero che il futuro abbia in servo netti miglioramenti per gli studenti e per la scuola.
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